Quei patti di potere  sulla testa di Como

Quei patti di potere

sulla testa di Como

Difficile rimpiangere la Forza Italia di Como, specie negli ultimi tempi. Il movimento azzurro, almeno dalle nostre parti, ha fatto da cinghia di trasmissione dei processi politici soprattutto nel periodo in cui è stato innervato dalle truppe di Comunione e liberazione, formgoniani sul territorio che proiettavano nel Comasco l’azione del presidente regionale e occupavano quasi tutti i posti chiave. Come sia andata nel bene e nel male, lo sanno tutti.

Poi è partito il declino, con la sconfitta nelle elezioni amministrative che hanno visto Como, Cantù, Mariano e altri comuni conquistati dagli avversari politici, quindi il canto del cigno, cinque anni dopo, con la “doppietta” dei sindaci espressi a Como ed Erba. oltre alla vittoria di coalizione nella Città del Mobile. Adesso, anche dopo la debacle di Pierluigi Mascetti nella corsa a presidente della Provincia, sembra davvero essere giunto il viale del Tramonto per le sempre più esigue truppe berlusconiane, diventate terreno di conquista per altri, soprattutto Fratelli d’Italia che ha un disegno molto chiaro: quello di prendere il posto degli azzurri e condizionare la Lega negli equilibri politici del territorio comasco e non solo.

Dietro la crisi implosa al Comune di Como c’è soprattutto questo. Ma non si tratta solo, per il movimento di Giorgia Meloni di strappare un posto in più in giunta e una manciatina di consiglieri comunali. Sullo sfondo vi sono anche le prossime partite, quelle di primavera che vedranno il rinnovo delle amministrazioni di Cantù e Mariano e i patti di potere sanciti sulla testa di Como e dei comaschi tra FdI e potenziali transfughi forzisti di un certo peso politico ed elettorale. Da qui scaturisce tutto: gli eventi di palazzo Cernezzi quelli che seguiranno. Del resto, gli attori principali sulla scena sono il parlamentare di FdI Alessio Butti, eletto a Lecco ma sempre sul pezzo per quanto riguarda le questioni del territorio comasco, molto di più dei “paracadutati” forzisti eletti qui ma che nessuno ha più visto (ieri vi erano tracce di Laura Ravetto su un talk show pomeridiano de La7: parlava di ruspe), e Gianluca Rinaldin, in rotta con il numero uno azzurro Alessandro Fermi dai tempi dalla campagna elettorale per le regionali. Il primo da politico consumato e spregiudicato, ha colto l’occasione di infilarsi nel ventre molle di Forza Italia, il secondo ha fiutato l’aria e sembra essersi adeguato.

Cosa prevedano i patti lo scopriremo solo vivendo. Di certo non dovrebbe correre particolari rischi l’amministrazione del capoluogo, una volta eseguito il rimpasto di giunta. A meno che non sia Landriscina a decidere di rovesciare il tavolo, ma la cosa non appare alle viste. In caso contrario il sindaco potrà prendere atto dei mutati equilibri politici, concludere il suo mandato e aspirare a ricandidarsi per il secondo (anche se molte cose saranno cambiate nel frattempo) come ha detto di volere.

Del resto, tornare a votare ora per il Comune capoluogo non conviene quasi a nessuna delle forze dell’attuale maggioranza. Forse neppure alla Lega che viaggia nei sondaggi alla velocità della luce. Sarebbe comunque coinvolta nell’eventuale crac dell’attuale governo cittadino e c’è il rischio che tutti temono di una vittoria elettorale di Alessandro Rapinese, che dalla sua ha le debolezza locale dei Cinque Stelle, destinata ad accentuarsi visto l’andazzo nazionale, con la possibilità di lanciare un’opa su quell’elettorato e magari conquistare anche pezzi di consensi del centrosinistra troppo debole anche rispetto a un anno e mezzo fa per essere considerato competitivo in un’eventuale nuova corsa per il primo cittadino del capoluogo.

Alla luce della situazione comasca, gli effetti più evidenti del patto si manifesteranno nelle prossime elezioni a primavera che coinvolgeranno Cantù e Mariano. Qualcuno potrà dire che i patti di potere e i giri di valzer in politica sono sempre stati all’ordine del giorno. Certo, ma la differenza rispetto al passato è che allora che era comunque possibile conciliare queste pratiche con una politica del fare che oggi sembra essere diventata sempre più flebile e che ha lasciato il campo, anche dalle nostre parti, a un potere autoreferenziale finalizzato solo a se stesso.


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