Quel senso del dovere  e un ragazzo di oggi

Quel senso del dovere

e un ragazzo di oggi

Quel senso del dovere, la volontà di fare fino in fondo il proprio mestiere, in un mondo dove il pressappoco è regola codificata, la morte che non fa sconti a chi vuole essere se stesso senza infingimenti. Francesco Pischedda, “Pischi” per i colleghi che lo hanno salutato per sempre a 28 anni, credeva in ciò che faceva, un lavoro che gli arrivava per tradizione di famiglia – il papà Giovanni Maria, di origine sarda, è stato ispettore di polizia a Imperia - e voleva svolgere sempre nel migliore dei modi, anche di notte sotto la pioggia, in un luogo male illuminato e sconosciuto, perché i malviventi vanno acciuffati, soprattutto se fuggono a piedi.

Voleva agire, Francesco, ma non dimostrare niente a nessuno, soltanto di essere un bravo poliziotto, preparato e impeccabile in servizio, e non a caso nel 2014 aveva ricevuto un encomio, dall’allora questore Alberto Francini, per l’arresto di un individuo responsabile di furto aggravato in un esercizio commerciale che somiglia a quello purtroppo fallito la notte di giovedì.

«Speriamo che le persone che amano Francesco troveranno conforto nel visitare il suo profilo per ricordare lui e la sua vita», hanno scritto gli amici nella pagina Facebook di “Pischi”, e guardando le fotografie del ragazzo con gli occhiali a goccia da “cop” di New York, i muscoli ben allenati dalle sedute in palestra e i capelli sparati in cielo, se ne intuisce il carattere aperto e generoso, la voglia di farsi trovare pronto, al lavoro come in famiglia o con i colleghi.

Però professione e divertimento erano due cose ben separate per Francesco, che in divisa appare serissimo e compunto, un poliziotto che dà fiducia e infonde sicurezza, non certo un rambo, ma comunque un uomo conscio del proprio ruolo e anche della propria forza. Perché avere in sé un forte senso della giustizia non significa essere giustizieri – Pischedda, tra l’altro, era iscritto alla Cgil - ma credere nei valori dello Stato e difendere i cittadini, a costo di lasciare sole una compagna e una bimba di dieci mesi.

Un “angelo blu”, come lo hanno ricordato i compagni e gli amici, che accanto alle fotografie aveva postato su Facebook una frase di Silvia Nelli: «La personalità non si ostenta. O ce l’hai o non ce l’hai. L’intelligenza non grida ma ragiona. La maturità non offende ma si confronta. E soprattutto la coscienza pulita non evita ma affronta».

La sua coscienza gli ha suggerito di inseguire quel delinquente, non di fregarsene e rimanere in macchina, magari a chiamare rinforzi. Non ha evitato l’impegno, ha affrontato l’ignoto, come la sua natura gli imponeva sempre di fare, perché la divisa va rispettata e servita, nonostante lo stipendio ridicolo e i doveri familiari.

Francesco è ritornato nella terra d’origine della sua famiglia, la Sardegna, i genitori e la sorella sono venuti a prenderlo, in silenzio, accettando la sentenza del destino e mostrando, in un mondo dominato dal protagonismo e dalla retorica, una compiuta dignità del dolore.


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