Se Como è l’eterna  turistica per caso

Se Como è l’eterna

turistica per caso

Turistica per caso è l’eterna vocazione di Como. Eppure qualche nodo, al crepuscolo di un’estate davvero bulimica per le presenze in città e sul lago, sta arrivando al pettine. Uno riguarda la case vacanza che dilagano nel centro città e nei suoi ridossi: una gemmazione spontanea e poco controllata che sta trasformando il territorio urbano anche sotto il profilo sociale (provate a cercare un vano in affitto per viverci). Adesso il Comune, con notevole ritardo, sembra cercare di uscire dalla letargia sull’argomento, avvia controlli e chiede la collaborazione di cittadini delatori ben sapendo che questi ultimi, con le loro ragioni, non attendono altro. Altro aspetto è quello dell’ambito lavorativo: il sindacato denuncia una situazione penalizzante per coloro che vengono ingaggiati nelle strutture turistiche e che tutto stanno vivendo salvo che il boom strombazzato a tutti i venti. Bisognerebbe pensare anche a loro. Terzo nodo che forse con gli altri due c’entra poco ma ha sempre a che a fare con il marketing territoriale, pilastro dello sviluppo turistico, il ventilato abbandono da parte del forum Ambrosetti della storica sede di Villa d’Este a Cernobbio per una sorta di scarsa attenzione del territorio al mega evento che richiama dalle nostre parti la crème del mondo politico ed economico globale.

Difficile che la minaccia si traduca in realtà, ma solo per una ragione logistica. Una location come il Grand Hotel Villa d’Este può offrire fascino, protezione, sicurezza, base per gli elicotteri, vicinanza a Milano, ai principali aeroporti lombardi e a quello elvetico di Agno.

Questo non significa che non ci sia la necessità di fare un tagliando allo sviluppo turistico di Como, nel tentativo, destinato con ogni probabilità a restare vano come accade da circa 30 anni di rispondere al fatal quesito: “Quale turismo per Como?”. Forse perché l’attrattività del nostro territorio presenta così tante sfaccettature, nessuna delle quali sviluppata in maniera adeguata. In primis quella ambientale, soprattutto del lago che però, proprio a causa dell’assalto degli ultimi anni è stato deturpata in ogni modo con il cemento per colpa di politiche dissennate all’insegna del “tutto e subito” che rischiamo di pagare salato in futuro. Poi c’è l’aspetto artistico e culturale, mai valorizzato a sufficienza perché forse considerato secondario in rapporto a quello ambientale o magari solo per insipienza. Quindi quello del marketing, scaturito dalla scelta (anch’essa a repentaglio) dell’acquisto di Villa Oleandra da parte di George Clooney emblema dello star system hollywoodiano ma non solo che ha trainato il turismo più di un motoscafo con uno scinauta. Infine ha pesato il fattore sicurezza. Dalle nostre parti, per fortuna, il terrorismo degli ultimi anni non ha colpito, al contrario di quanto avvenuto in Francia (martoriata dagli attentati), Inghilterra, Germania e anche di località turistiche internazionali e prestigiose quale Sharm el Sheik in Egitto. Attrattive fisse e mobili, specie le ultime due che non garantiranno un eterno Bengodi. Ecco perché proprio, forse, al picco del business è il caso di mettere lì due ragionamenti. Questi flussi possono essere più capricciosi di una pizza con ricca farcitura. L’esempio del Salento, località scoperta da poco, rimasta à la page per anni e che in questo 2019 registra un significativo calo di presenze sembra essere lì apposta. Anche per il futuro dei nostri figli, molti dei quali indirizzati nelle varie offerte formative in funzione turistica sorte a Como negli ultimi anni, un tema che intreccia quello del quadro lavorativo tuttora a forte precariato.

Negli anni peraltro sono state realizzate strutture, meno infrastrutture come dimostra l’eterna attesa della variante Tremezzina, a cui va preservato il destino di nuove Ticose. L’estate cittadina ha brillato per una carestia di eventi da Quarto mondo, anche ma non solo per fattori contingenti e sporadici come il valzer degli assessori a questa partita. Programmazione? Questa sconosciuta. Capacità di mantenere presenze, al di là della nicchia di aficionados e di Vip turisti del lusso, che vadano oltre la gita fuori Milano? Insufficiente. Attrazione di una fascia d’età giovanile? Pressoché nulla. Il centro di Como durante il giorno tocca densità di passanti degne di un vagone della metropolitana nelle ore di punta, ma notte no.

Ecco da cosa ripartire, o meglio partire. Perché noi la mentalità turistica non ce l’abbiamo mai avuta, anzi. Da queste parti ha sempre prevalso la tendenza a chiudersi nel proprio guscio, che fuori è un brutto mondo. Ma per quanto grande la bellezza possa essere, senza programmazione e gestione di un fenomeno economico, dura minga. Turistici per caso non si resta a lungo.


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