Mercoledì 27 Novembre 2013

Ticosa, superare

trent’anni di macerie

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Così vicini, così lontani. La partita tra il Comune e Multi, riaperta a sorpresa pochi mesi fa dopo un contenzioso milionario, è giunta allo snodo decisivo. In realtà manca un solo ostacolo per arrivare a una conclusione positiva della trattativa, ma probabilmente è il più grande.

Dal vertice tecnico-legale andato in scena ieri mattina in Comune è uscito un verdetto ambivalente: si può andare avanti con un accordo che by-passi il contenzioso con la società italo-olandese, ma a condizione che Multi riduca in modo significativo gli spazi a destinazione commerciale. Ed è proprio questo il problema: il Comune ora notificherà ufficialmente che rigetta la richiesta di 16mila metri quadrati a destinazione commerciale e chiederà alla multinazionale di avvicinarsi ai 9.200 previsti dal progetto iniziale. Non la metà, quindi, ma quasi.

A questo punto l’operazione immobiliare sarà ancora sostenibile dal punto di vista economico? E, quindi, Multi accetterà o no una riduzione tanto consistente?

È questo il punto di domanda di oggi, che mette Como davanti a un bivio decisivo. È vero che la multinazionale italo-olandese ha riannodato di sua iniziativa, con sorpresa di tutti, il dialogo quando la deriva giudiziaria sembrava ormai inevitabile. È altrettanto vero che in questi mesi sono stati superati altri scogli di non facile soluzione, primo fra tutti quello della nuova viabilità sull’asse via Grandi-tangenziale (rotatoria in viale Roosevelt e sistemazione, sempre con rotatoria, di piazza San Rocco). Anche il progetto di massima appare interessante e ha raccolto commenti positivi in virtù del basso impatto ambientale: volumi abbattuti rispetto al piano originario (dov’erano previsti anche 15mila metri quadrati di residenziale) e un parco commerciale multipiano con il livello sotterraneo destinato a parcheggio (1.300 i posti auto totali), il primo e il secondo livello con negozi e il terzo destinato a verde. Insomma, un parco urbano con un cuore commerciale.

Proprio per questo, di fronte anche all’impegno di 15 milioni in opere, non più tardi di un mese e mezzo fa il Comune ha deciso di procedere spedito nella trattativa con la società italo-olandese che nel 2006 si era aggiudicata la gara per l’acquisto dell’area.

E adesso? Adesso siamo al bivio. O si trova un accordo sulle metrature commerciali (ragionevolmente a mezza via tra i 16mila chiesti da Multi e i 9.200 del progetto iniziale) oppure sarà rottura definitiva.

Nel primo caso la strada non sarà propriamente in discesa, ma comunque piuttosto agevole: dovrà essere formalizzata la soluzione del contenzioso tra Multi e Comune e avviata la progettazione esecutiva, in parallelo agli ultimi lavori di bonifica, che dovrebbero essere finalmente completati nei primi mesi del 2014. Considerati i tempi tecnici e un nuovo passaggio in consiglio comunale, il cantiere potrebbe anche partire a cavallo tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015.

Ma questa è la migliore delle ipotesi. E se Multi dovesse dire picche alla riduzione degli spazi commerciali? Si riaprirebbe il contenzioso, con tutte le incognite del caso, e ragionevolmente si dovrebbe rifare una gara per definire la destinazione dell’area. Insomma, il rischio è di andare per le lunghe e di impiantarsi di nuovo, così come è successo a Bruni dopo la demolizione dell’ex tintostamperia nell’ormai lontano gennaio 2007.

Che la Ticosa sia una polpetta avvelenata ormai è chiaro a tutti, a partire dagli anni ’80. Lucini lo sa benissimo, come sa che la sua amministrazione si gioca tutto in due partite decisive: le paratie e la Ticosa. Nel primo caso (facendo gli scongiuri del caso) la rotta sembra ormai tracciata. In questo verrebbe da dire: per carità, trovate un accordo. Adesso o mai più. Per il bene di Como. Per non rimanere intrappolati in questo scempio per altri lunghi anni.

Emilio Frigerio

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