Tra variante e ambiente
non c’é conflitto

La “Variante Tremezzina” è un’opera inevitabile ed urgente. Come suggerisce l’analogia chirurgica, il “bypass” è l’unico rimedio pratico ed efficace per evitare il blocco della circolazione.

La “Statale 340”, nel tratto interessato, è da tempo in condizioni di forte criticità ed è evidentemente insufficiente per il servizio che deve svolgere. Attualmente dunque esistono, come è stato fatto notare, un grave dispendio di energie ed un elevato tasso d’inquinamento, cose che rientrano entrambe nel concetto di pericolo per la salute e di danno per l’ambiente. Questo stato di cose risulta deleterio anche per la conservazione dei beni ambientali e culturali che si vorrebbero proteggere giacché l’alto tasso di emissioni dei veicoli bloccati negli ingorghi, il rumore dei motori endotermici, le elevate temperature del surriscaldamento dei gruppi propulsori e dell’utilizzo degli impianti di condizionamento, per non parlare del rischio che i veicoli urtino fisicamente le costruzioni di valore artistico che si trovano ai lati della carreggiata, non vanno certo in favore del “bello” inteso nella sua più ampia accezione.

Stupisce allora che la realizzazione della “Variante Tremezzina” ed i cosiddetti “Beni Ambientali” vengano di fatto contrapposti, quando invece dovrebbero concorrere ad uno scopo comune; peraltro attualmente è difficile che un amante dell’arte e del paesaggio fruisca del “bello” teoricamente disponibile, dal momento che non sa se potrà raggiungerlo in mezz’ora o in due ore. Piuttosto, l’opinione pubblica oggi resta sconcertata per l’altalenare delle notizie e si chiede perché mai in casi come questi il lavoro non proceda di comune accordo con una squadra che lavori in rappresentanza di tutti gli interessati (autorità, progettisti, costruttori, economisti, ecologisti, eccetera) e che parli con un rappresentante a nome di questi, senza tema che ci siano fraintendimenti. Per venire al lato pratico, come sempre accade quando nella discussione subentra lo spirito polemico, c’è chi fa osservare che i “Beni Ambientali”, particolarmente severi e giustamente preoccupati bel caso specifico, hanno tollerato ferite se non addirittura scempi a danno della prospettiva panoramica delle nostre terre, autorizzando trasformazioni e violenze un po’ dappertutto.

Naturalmente un male non ne giustifica un altro e semmai si potrebbe invocare qualche esemplare intervento demolitore o almeno di recupero. A rendere lo studio della “Variante Tremezzina” meno difficile e contrastato dovrebbero soccorrere le tante opere già realizzate in zona al fine di snellire la circolazione. In particolare la “Statale 36”, nel tratto che collega Lecco a Colico, presenta molte analogie e, di fatto, ha risolto il problema della sponda orientale del lago che pure già risulta avvantaggiata dalla presenza della ferrovia Milano-Valtellina. La sua utilità è ancora più evidente quando, per motivi contingenti, che si sono verificati anche recentemente, essa viene temporaneamente chiusa ed il traffico torna a scorrere (si fa per dire) sulla vecchia carreggiata a bordo lago. Le poche opere a vista della “Variante Tremezzina” (meno di un terzo dei dieci chilometri progettati), come viadotti e ponti, possono essere realizzate in modo che risultino poco visibili e con uno stile che addirittura potrebbe valorizzare l’architettura ambientale. Certi ponti, meno banali di quelli costituiti da una semplice serie di travi sorrette da pilastri, sono di per se stessi ammirevoli e si inseriscono molto bene nell’ambiente, come è successo per quelli antichi, che oggi meritano di essere visitati perché sono vere opere d’arte.

Val la pena di ricordare che la nuova strada, per quanto indispensabile e non procrastinabile, non risolve tutti i problemi del traffico sulla sponda occidentale del lago ma li concentra in quella che diventerà la zona più critica: il collegamento con la Val d’Intelvi e l’incrocio di Argegno. Già da adesso si deve pensare ad una soluzione che comprenda anche questo punto della “Regina” che minaccia di diventare una trappola infernale.

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