Villa Olmo una sfida
all’Italia dei divieti

Il nostro è un Paese che adora i divieti. Leggi sempre nuove. Le interpretazioni. Le norme speciali nate sull’onda delle emozioni. Le sentenze interpretative delle interpretazioni. Questo gusto perverso a complicare gli affari semplici è, in parte, fa parte del nostro bagaglio del Dna, un po’ come l’altezza o il colore degli occhi. Ma per un’altra parte il proliferare di paletti e divieti è una necessità per l’Italia. Perché siamo un popolo a cui, spesso, sfugge il concetto di convivenza, vita in comunità, rispetto del bene comune e degli altri, prima ancora che delle regole.

Scettici? Provate allora a pensare alla dilagante evasione fiscale e alle cervellotiche norme tributarie pensate per stroncare i disonesti, ma destinate a far venire un’emicrania ai contribuenti rispettosi delle regole.

Di fronte a una popolazione che denuncia, purtroppo, preoccupanti amnesie sul fronte del codice del vivere comune non avevano creato più di tanto scalpore i divieti imposti dalla precedente amministrazione nel parco di Villa Olmo. Paletti voluti per evitare di vedere un angolo di paradiso trasformato nel regno del cafone, se non peggio.

Ma, alla lunga, i divieti più che un deterrente per i soliti noti sono destinati a trasformarsi in un ostacolo per chi certe limitazioni non le merita. Il rischio, in sintesi, è quello di trasformare il luogo che si vuole tutelare con quelle regole in una zona morta, inanimata, invivibile. La cura peggio della malattia.

Da Cernobbio e da Como arrivano due decisioni che sono al tempo stesso una buona notizia e un banco di prova per dimostrare che non c’è bisogno di un vademecum scritto e dello spauracchio delle multe per sapere come comportarsi. A Cernobbio il parco di Villa Erba, in questa estate, è rimasto spesso aperto al pubblico e fruibile ai cittadini. E non soltanto in occasione degli affollati concerti delle ultime settimane, ma anche in altre serate. Turisti e residenti si sono riappropriati volentieri di un luogo magico.

Stesso discorso vale per Villa Olmo. Altro luogo romantico, nel quale vigevano norme molto rigide (alcune sacrosante, altre forse meno) pensate con il solo scopo di preservare il parco da eventuali abusi da parte di cittadini o turisti. In questi giorni la giunta Lucini ha deciso di cancellare quei divieti e così a Villa Olmo è tornato lecito fermarsi per un pic nic, girare in bicicletta, sdraiarsi sul prato (aiuole escluse) per riposare o leggere un libro. Le aree verdi della città vanno vissute dai residenti e non solo. Avviene così in tutta Europa, e allora avvenga così anche in riva al tanto amato lago di Como.

Sono formalmente caduti anche altri divieti introdotti negli anni scorsi, come quello di calpestare le aiuole, fare schiamazzi, depositare rifiuti fuori dai cestini, ma questo non deve autorizzare i buoi a fuggire dalla stalla.

Che le cartacce debbano essere gettate negli appositi cestini è talmente chiaro che non dovrebbe servire una norma o la minaccia di una sanzione perché venga rispettato una regola che è civiltà. E lo stesso vale per il rispetto delle cose, degli alberi, delle altre persone.

Questa improvvisa depenalizzazione offre ai comaschi un’occasione perfetta: tornare ad abitare luoghi magici della città, ma anche quella di dimostrare che non abbiamo più bisogno di un padre padrone che ci ricordi cosa è giusto e cosa no per rispettare Como e le sue bellezze. E, anche, per farle rispettare a chi soffre da amnesie croniche.

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