Buco da 20 milioni,  tre frati a processo  L’ordine dei Francescani chiede i danni

Buco da 20 milioni, tre frati a processo

L’ordine dei Francescani chiede i danni

Tre enti dei Frati Minori si sono costituiti come parti civili, per il riconoscimento dei danni in caso di condanne, nel processo milanese a carico di tre frati coinvolti nel crac di un finanziere suicidatosi a Lurago d’Erba

Tre enti dei Frati Minori si sono costituiti come parti civili, per il riconoscimento dei danni in caso di condanne, nel processo milanese a carico di tre frati, ex amministratori degli enti. I tre frati sono accusati di appropriazione indebita per un ammanco nelle casse dei francescani da circa 20 milioni di euro.

Le indagini erano scattate tra fine 2014 e metà 2015 con le denunce presentate dagli stessi tre enti dei Frati Minori, nelle quali già si segnalava che i tre frati avevano posto in essere «operazioni di investimento, promosse e gestite da un sedicente fiduciario-investitore, tale Leonida Rossi», persona «sprovvista di qualsiasi autorizzazione per lo svolgimento di attività finanziarie» e che si sono «concluse con la mancata restituzione dei capitali investiti». Dopo che era emerso il suo coinvolgimento nell’indagine, Rossi, 78 anni, italo-svizzero, si era impiccato nella sua villa a Lurago d’Erba nel novembre del 2015.

I tre frati sono: Giancarlo Lati, ex economo della Casa Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori, Renato Beretta, ex economo della Provincia di Lombardia San Carlo Borromeo dei Frati Minori e Clemente Moriggi, ex economo della Conferenza dei ministri provinciali dei Frati Minori d’Italia. Sono difesi dai legali Federico Pezzani e Gian Luigi Tizzoni.

Il gip Maria Vicidomini mesi fa non aveva accolto la richiesta di archiviazione dei pm, a cui si era opposta la Casa Generalizia dell’Ordine dei Frati Minori, e aveva ordinato l’imputazione coatta. Da qui il processo alla quarta sezione penale. La questione dell’ingresso delle parti civili nel processo sarà in udienza il 19 ottobre. Il 3 novembre ci sarà un’altra udienza.


© RIPRODUZIONE RISERVATA