Coronavirus, la rivolta di Erba  Ospedale e Comune accusano
La terapia intensiva del Fatebenefratelli di Erba dove sono in cura più di 70 persone affette da coronavirus (Foto by Biatta/Fatebenefratelli)

Coronavirus, la rivolta di Erba

Ospedale e Comune accusano

Il “Fatebenefratelli” scrive a Regione e governo per ottenere lo stesso trattamento di altri ospedali.Il sindaco Airoldi attacca: «Assurdo fare i tamponi solo ai degenti di Ca’ Prina e non al personale. Così si favorisce la diffusione del virus»

La lettera dell’ospedale Fatebenefratelli da una parte, la lettera del sindaco Veronica Airoldi dall’altra. La prima indirizzata a governo e Regione, la seconda a Regione e Ats Insubria. Entrambe con un unico obiettivo: tenere in debita considerazione quanto Erba sta facendo contro il coronavirus, e agire di conseguenza. Tutto nella giornata di venerdì 3 marzo 2020. Toni pacati ma perentori, quelli usati dai vertici del Fatebenefratelli: «Abbiamo aperto le nostre strutture ai pazienti Covid1-9 come richiesto dai servizi sanitari regionali, ma non siamo più in grado di reggere oltre senza un concreto supporto sul fronte degli approvvigionamenti dei farmaci e dei dispositivi necessari a proteggere i nostri pazienti e il nostro personale. Non pretendiamo di essere diversi dagli altri, vogliamo essere uguali a tutti gli ospedali, pubblici e privati, religiosi e non, nella guerra al coronavirus». Di lì a poche ore, nel pomeriggio, il sindaco Veronica Airoldi vergava di suo pugno una lettera dopo avere appreso che 10 ospiti di Ca’ Prina sono risultati positivi al tampone. «Assurdo che si facciano i test solo ai degenti e non al personale che entra ed esce da Ca’ Prina. Subito il tampone anche a loro, altrimenti si favorisce la diffusione del virus» dirà il primo cittadino a “La Provincia”.

Servizi su La Provincia in edicola sabato 4 aprile 2020

Ecco la lettera del sindaco indirizzata al presidente della Regione, all’assessore al Welfare, al direttore generale dell’Asst Lariana, al direttore generale dell’Ats Insubria, al presidente del Consiglio regionale, e la sottosegretario ai rapporti con il consiglio regionale.

OGGETTO: EMERGENZA EPIDEMIOLOGICA DA COVID-19

È con crescente preoccupazione che mi rivolgo a Voi, nella speranza che questo appello venga accolto. Come Sindaco del Comune di Erba sto assistendo, impotente, all’estensione della diffusione del nuovo coronavirus sia nella R.S.A. che in alcune delle strutture religiose di comunità presenti sul territorio cittadino, e la particolare fragilità degli ospiti non può far sfuggire la portata del rischio che vi si corre.

In alcuni casi, la scelta operata dai medici responsabili è stata quella di sottoporre a tampone gli ospiti, ma non il personale che vi lavora, stante l’indicazione dei protocolli in essere. Mi permetto di segnalare il pericolo insito in questa strategia. È più che evidente che in simili strutture il virus non possa che essere stato introdotto dall’esterno, tuttavia, il personale oggi a casa in malattia non viene sottoposto a tampone, né i rispettivi familiari assoggettati a forme di quarantena. La deliberazione della Giunta Regionale Lombardia nr. XI/3018 del 30/03/2020 prevede a tal proposito misure specifiche la cui applicazione non si ha contezza di quanto sia conosciuta.

Mi appello a Voi affinché vengano forniti tutti i mezzi necessari per la gestione operativa degli ospiti e del personale delle RSA, al fine di contenere le possibili infezioni legate all’attività di assistenza nell’ambito dell’emergenza da COVID-19. Ritengo essenziale che venga condotto un monitoraggio degli operatori, consentendo agli stessi di effettuare periodicamente un tampone, in quanto gli stessi sono potenzialmente in contatto con persone positive o in quarantena all’esterno e quindi involontari propagatori del virus all’interno delle strutture e vice versa.

Una situazione analoga è quella vissuta dai medici di medicina generale e dal personale medico ed infermieristico ospedaliero, soggetti estremamente esposti al rischio di contagio, e quindi possibili fonti di diffusione del virus. L’esigenza che mi sento di segnalare per loro, per la loro salute, per quella dei loro cari e sicuramente dei pazienti sani che visitano tutti i giorni: è quella di sottoporli a tamponi periodici (almeno in attesa di ulteriori e più precisi esami) che tutelino in primis la loro incolumità e quella delle strutture di comunità che alle loro preziose cure si affidano.

Ciò che devo purtroppo registrare è che, mentre le misure di isolamento messe in atto per i cittadini rispondono, correttamente, alla massima rigidità, i protocolli destinati al personale sanitario degli ospedali, delle RSA, delle strutture di comunità e per i medici di medicina generale non garantiscono altrettanta sicurezza. In nome della comunità cittadina che rappresento mi rivolgo a Voi certa che questo mio appello possa essere accolto con celerità e responsabilità e si possa insieme giungere alla sconfitta del subdolo nemico che ha stravolto le nostre vite.

Cordiali saluti. Il sindaco di Erba

Veronica Airoldi

Ecco la lettera che la Provincia Lombardo Veneta Fatebenefratelli ha scritto al presidente del Consiglio dei ministri, e ai presidenti delle regioni in cui opera

“Da sempre e ancor di più in questa emergenza, Fatebenefratelli è in prima linea per sostenere il Sistema Sanitario Nazionale nel rispondere ai bisogni di salute della popolazione italiana. Tutte le strutture del nostro Ordine Ospedaliero si sono adoperate attivamente (e continuano a farlo) per riorganizzare i reparti e aumentare i posti letto a disposizione dei pazienti Covid-19, oltre che per proteggere e tutelare tutti gli altri nostri ospiti dal rischio del contagio. Tutto questo senza precondizioni e con totale spirito di solidarietà e ospitalità, pensando prima di tutto ai nostri assistiti.

Non si tratta solo degli ospedali in prima linea (il nostro Sacra Famiglia di Erba assiste in questo momento oltre 70 pazienti positivi al Covid-19 e partecipa allo studio clinico promosso dal Pascale di Napoli), ma anche delle strutture residenziali (nella sola Lombardia ospitiamo oltre 1.000 pazienti psichiatrici), allo stato attuale fortunatamente perlopiù esenti da focolai epidemici per le rigorose misure precauzionali adottate e che possono continuare ad esserlo solo se dotate di personale adeguato (per quantità e qualità) e degli idonei strumenti di protezione. In ognuna di queste strutture si combattono ogni giorno sfide impari e silenziose.

In questo contesto non passa tuttavia inosservata una certa distanza da parte delle istituzioni, come se il nostro status di Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto, e quindi tecnicamente di ente privato ancorché equiparato al pubblico, ci privasse di ogni diritto di essere tenuti in debita considerazione da parte del Sistema Sanitario Nazionale nella distribuzione di presidi e medicinali necessari ad affrontare l’emergenza in atto. Abbiamo aperto ovunque le nostre strutture ai pazienti Covid-19 come richiesto dai diversi Servizi Sanitari Regionali, ma non siamo più in grado di reggere oltre senza un concreto supporto sul fronte degli approvvigionamenti dei farmaci e dei DPI necessari a proteggere i nostri pazienti e il nostro personale.

Analogo discorso vale sul fronte del personale. Se il bando della Protezione Civile avrà successo, ci sarà un’inevitabile ripercussione sulle strutture private che non hanno la medesima visibilità nel ricercare, attrarre e assumere il personale in questa situazione di emergenza. Auspichiamo che ci sia la possibilità di visionare e assumere alcune delle risorse umane selezionate che non verranno inserite negli organici delle strutture pubbliche o in alternativa almeno di ricevere i Curriculum Vitae del personale che non entra in questa selezione per poter procedere all’eventuale reclutamento. Altrimenti di fatto ci sarà per il nostro Ente solo il rischio di veder partire il personale verso strutture pubbliche e dover continuare ad erogare un pubblico servizio senza risorse adeguate.

Chiediamo pertanto alle Istituzioni di operare affinché le nostre strutture, al pari di tutte quelle che erogano un pubblico servizio in un momento così delicato, vengano rifornite dei necessari supporti e aiutate a reclutare il personale necessario per continuare ad assistere tutti i pazienti in nostro carico. Non pretendiamo di essere diversi dagli altri, vogliamo al contrario essere uguali a tutti gli ospedali, pubblici e privati, religiosi e non, in questo momento in trincea a combattere l’epidemia da Coronavirus”

Nicola Spada - Direttore generale della Provincia Lombardo Veneta Fatebenefratelli


© RIPRODUZIONE RISERVATA