Tangenziale a metà, si riparte da zero
E servono almeno 670 milioni di euro

Addio secondo lotto originario, si punta sul raccordo con uscita ad Albavilla No alle gallerie a canna singola. A breve partirà il confronto con i Comuni

Tangenziale a metà, si riparte da zero E servono almeno 670 milioni di euro
L’imbocco del primo lotto della tangenziale ad Albate in via Acquanera

Il completamento della tangenziale lunga appena 2,4 chilometri che finisce nel nulla ad Albate, riparte quasi da zero e, cioè, dalla necessità di trovare il consenso del territorio sul nuovo tracciato. Tracciato che, in qualche modo, va ad affossare il secondo lotto originario per allungare il collegamento oltre lo snodo di Tavernerio (in particolare la rotonda da cui parte la Como-Bergamo) arrivando alla zona industriale di Albavilla dopo aver lambito il lago di Montorfano.

Fuori dalla Pedemontana

E, soprattutto, non è più inserito nel sistema Pedemontano, ma figura come collegamento tra la tangenziale (quindi la A59) e la Briantea. Il motivo alla base del cambio di rotta che la Regione ha avviato da fine novembre è economico: dal ministero avrebbero detto un no secco alla spesa di circa 830 milioni (anche con la formula di un terzo del finanziamento a carico del Pirellone) e, quindi Milano ha deciso di andare a bussare alle porte di Anas.

E proprio a Roma dalla Regione hanno inviato le proposte per il piano degli investimenti di Anas fino al 2025 con incluso il collegamento comasco. Obiettivo quello di far finanziare allo Stato l’infrastruttura che, in questo modo, non sarebbe a pedaggio (per il primo lotto, sarebbe a quel futuribile “l’acquisto” della strada realizzata).

Il nodo economico, però, resta per ora quello fondamentale: da reperire ci sono infatti circa 670 milioni di euro giustificabili da un percorso più lungo ( un chilometro in più, quindi poco oltre i 7) ma comunque tantissimi.

E proprio il fatto che si tratti di un tracciato a tutti gli effetti alternativo richiede l’apertura - che avverrà nelle prossime settimane - di tavoli di confronto con le realtà territoriali, dalla Provincia ai Comuni interessati. Lavoro, questo, che nel caso del progetto definitivo del secondo lotto era già stato fatto negli anni passati.

Le fasi progettuali sono ancora quelle iniziali e questo significa che, anche nella migliore delle ipotesi, i tempi sarebbero tutt’altro che brevi vista la necessità di passare dallo studio di fattibilità a un progetto definitivo/esecutivo per poi avviare la procedura di gara per arrivare all’appalto dei lavori. Ma, allo stato, alternative realisticamente percorribili, non sembrano essercene: tutte le strade sono a fondo cieco.

Bocciate - in base allo studio di Infrastrutture Lombarde - le idee per contenere ulteriormente i costi: niente corsia singola (il passaggio di oltre 20mila veicoli al giorno non lo renderebbe compatibile) e nemmeno il cosiddetto scavo con il sistema “a talpa” poiché, vista la complessità dell’intervento, sarebbe sostanzialmente sovrapponibile in termini finanziari a quello tradizionale.

«Fare presto»

Il sottosegretario regionale Fabrizio Turba parla di «ultimo treno e ultima occasione come territorio». E spiega: «Sarà necessario un confronto con il territorio, ma visto anche il Pnrr, bisogna fare presto perché potrebbe essere davvero l’ultima possibilità di avere un’infrastruttura in grado di creare un asse strategico anche per i mezzi pesanti».

Il presidente del consiglio regionale Alessandro Fer mi, dal canto suo, si limita a dire che «il vero obiettivo, oggi, è quello di recuperare le risorse».

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