Mercoledì 10 Febbraio 2010

Il racconto: "Lui mi picchiava,
il mio papà mi ha salvato"

 OLGIATE COMASCO «Ho temuto mi uccidesse. Mi ha tenuta stretta al collo con una tale forza da non riuscire a respirare». È ancora sconvolta Paola Fontana - 27 anni - al ricordo di domenica notte, quando nella sua camera da letto ha fatto irruzione il suo ex fidanzato, Michel Lucca, 22 anni.
Una notte da incubo, quando sembrava messa la parola fine su una relazione burrascosa durata quattro mesi, interrotta un mese fa. «Dopo tante insistenze, domenica sera avevo accettato di vederci da semplici amici a una festa di compleanno - racconta Paola - . Al dunque, però, non sembrava neanche più gradire la mia presenza. Sono andata comunque dove ci saremmo dovuti incontrare, l'ho incrociato per strada e gli ho detto che, dato che si litigava anche da amici, era meglio dirsi addio e non vedersi più. Lui ha insistito che entrassi nel locale, nel mentre mi ha chiesto se mi sentissi ancora con l'amico di cui gli avevo parlato. Alla mia risposta affermativa, seccato, mi ha detto “Allora parla con lui, stai con lui”. Si è girato e si è allontanato. Io me ne sono andata. Sono tornata a casa attorno all'una meno venti e sono andata a letto. Ero tranquilla, convinta che avesse capito».
Il peggio doveva venire: «Intorno alle 2.30 ero al telefono con un amico, ho sentito qualcuno salire di corsa le scale. Ho chiuso la telefonata e ho messo il cellulare sotto le coperte. Subito dopo ho visto Michel entrare nella camera, con il cellulare puntato per farsi luce nel buio. Mi ha letteralmente assalita. Mi ha messo le mani al collo e mi ha chiesto con chi fossi stata al telefono. Mi ha strattonata con forza per strapparmi il cellulare, l'ha preso, è sceso ed è uscito. L'ho rincorso. Non voleva restituirmi il telefonino, ha letto tutti i messaggi; insultandomi e spintonandomi, scendeva la discesa di casa. Arrivati al cancello, mi ha tirato due forti ceffoni e mi ha spinta contro la cancellata. Si è messo il mio telefonino in tasca e ha tentato di scavalcare il cancello, l'ho afferrato per i pantaloni e l'ho tirato giù. Ha perso l'equilibrio e si è strappato la giacca. A quel punto, fuori di sé più che mai, mi ha messo le mani al collo come per strozzarmi. Fortunatamente poi ha lasciato la presa e mi ha tirato un altro schiaffo. Ho gridato per richiamare l'attenzione dei miei, li ho visti uscire dallo studio di mio papà e urlare a Michel di andarsene. Lui ha cercato di scavalcare la rete, ma ha perso le chiavi della sua macchina al di fuori del cancello. Mio papà gli ha aperto il cancello per fare in modo che se ne andasse, ma non c'era verso. Non voleva restituirmi il cellulare e non trovava le chiavi. Gli ho chiesto di ridarmi il telefonino che poi lo avrei aiutato a cercare le chiavi, pur di mandarlo via. Intanto continuava a insultarmi e strattonarmi. Mio papà, vedendo che mi malmenava, ho sparato per intimorirlo, ma lui niente, anzi l'apostrofava in malo modo. Alla fine ha trovato le chiavi, è salito in auto e se n'è andato. Né io né mia mamma, nel frattempo scesa al cancello in mio aiuto, ci eravamo accorte che la Smart era stata colpita. Mio papà, a riprova che voleva solo spaventarlo per mandarlo via, non è sceso al cancello da dove avrebbe potuto sparargli direttamente addosso. È uscito dallo studio e, da una posizione sopraelevata rispetto al cancello, ha esploso dei colpi non verso l'auto, ma verso il pratone sotto casa. Altre volte ci aveva visti litigare in casa, ma non era mai intervenuto. Domenica notte, vedendo che venivo malmenata, ha sparato a scopo intimidatorio». Il padre di Paola, ex assessore a Olgiate, è accusato di tentato omicidio.
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f.angelini

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