Domenica 21 Febbraio 2010

Gli cadde un lampada in testa
ma perde la causa per danni

COMO Scampato pericolo per tutti gli enti che promuovono manifestazioni: una sentenza del giudice Giovanni Battista Nardecchia della Sezione Civile del tribunale di Como esclude le loro responsabilità in danni riportati dai partecipanti a vario titolo in spettacoli, festival e serate.
La sentenza rigetta il ricorso di un chitarrista americano dei Tony Washington Gospel Singers, Harry V. Watts, che il 25 giugno 2004 era stato protagonista di una serata nell'ambito del Festival del Lario & Rhythm'n Blues. Durante l'esibizione fu colpito da una lampada che si staccò e cadde sul palcoscenico. Portato al pronto soccorso, fu medicato e l'anno dopo fece causa all'amministrazione provinciale, chiedendo 25.000 euro di risarcimento dei danni e 2.236 euro di rimborso delle spese mediche. Perché all'amministrazione provinciale? Perché sulla locandina pubblicitaria era stampato il logo dell'Ente di Villa Saporiti, qualificato come organizzatore.
 «Un presupposto infondato»: è stata la prima obiezione del difensore dell'amministrazione provinciale, Elisabetta Di Matteo. «A questa stregua - continua la difesa - dovevano essere chiamati in causa anche la Camera di Commercio, quattro Comunità Montane, ventisei Comuni che compaiono sulla locandina, nonché gli sponsor privati».
 In realtà, l'artista non ha firmato alcun contratto con Villa Saporiti, ma l'ha sottoscritto con la Società Lario Eventi di Como e l'amministrazione provinciale ha solo concesso il patrocinio, deliberando un contributo finanziario.
L'equivoco è quella parola, «organizzatore», ed è su questa che hanno fatto leva gli avvocati di Harry Watts. Ma l'avvocatessa Di Matteo ha dimostrato che “organizzatore” in questo caso significa promotore e patrocinatore, non responsabile, come lo sono tutti gli altri enti pubblici e gli sponsor privati.
Che sia il caso di stare sempre attenti alle parole, poiché la forma è sostanza? Se una parola esiste, non vuol dire che sia quella da usare, raccomandavano le mamme, ma in sede giudiziaria dev'esser dura, soprattutto con gli stranieri, dimostrare che organizzatore significa un'altra cosa, soprattutto se la controparte è agguerrita.
E, in effetti, l'incidente non sarebbe stato da sottovalutare, neppure dal punto di vista dell'immagine.
 «Ma in tribunale si va con tutte le prove e le pezze giustificative: Lario Eventi non rispondeva e perciò è stata citata l'amministrazione provinciale - continua l'avvocatessa Di Matteo - Se fosse stato accolto questo ricorso, tutti gli enti che patrocinano eventi sarebbero giuridicamente responsabili per tutti i danni accaduti a terzi nel corso della manifestazione. Il patrocinio, cioè l'ideazione, il sostegno, il contributo, non costituisce riconoscimento di responsabilità. Questo è il punto».
Il giudice ha accolto la tesi della difesa ed ha condannato Harry Watts a rimborsare all'amministrazione provinciale 3.200 euro di spese di giudizio, 1.500 euro di diritti e 1.600 per onorari. Ma resta un monito per tutti gli enti.
Maria Castelli

a.cavalcanti

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