Lunedì 01 Marzo 2010

Strage di Erba, dai difensori
attacco alla famiglia Castagna

Gli avvocati di Rosa Bazzi e Olindo Romano scelgono l'attacco frontale e nei cosiddetti motivi aggiunti per chiedere alla corte d'Appello di riaprire il processo sulla strage di Erba puntano il dito contro la famiglia Castagna.
Nell'atto depositato a poco più di due settimane dall'inizio del processo di secondo grado, gli avvocati Vincenzo D'Ascola, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux elencano tutti quegli elementi che, a loro giudizio, avrebbero trasfomato la condanna di primo grado in un «simulacro di processo». Dopo aver attaccato frontalmente i giudici della corte d'Assise di Como, i difensori di Rosa e Olindo, condannati all'ergastolo per la strage dell'11 dicembre 2006, aprono il capitolo intitolaro «la mancata acquisizione di elementi emersi dalle indagini nonché mancato completamento di accertamenti disposti che possono fornire riscontro a piste alternative a cui ricondurre il delitto».
In particolare l'atto depositato nella cancelleria della corte d'Appello i difensori dei presunti mostri di via Diaz sostengono che siano state abbandonate troppo presto altre ipotesi investigative: «la vendetta trasversale» contro Azouz Marzouk, per il controllo dello spaccio di cocaina a Erba, e l'ipotesi secondo cui «la strage fosse maturata all'interno della famiglia Castagna». Per ben oltre venti pagine gli avvocati elencano una serie di elementi e di asserite contraddizioni che, a loro giudizio, avrebbero dovuto spingere gli inquirenti a indagare sul fratello di Raffaella, ovvero Pietro Castagna. Un atto, quello dei legali dei coniugi Romano, destinato a suscitare non poche polemiche a poco più di due settimane dal processo di secondo grado.

p.moretti

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