Sabato 13 Marzo 2010

Il fratello dell'omicida:
"Anna Maria era di famiglia"

BELLAGIO - «Non riusciamo a darci pace: Anna Maria era una di famiglia e tutto questo non sarebbe mai dovuto accadere. Siamo vicini a Giuseppe, un fratello non si abbandona ma il nostro pensiero è rivolto anche ai parenti di Anna, per quanto possibile, gli siamo vicini».
Francesco Voci, fratello di Giuseppe Voci, il camionista di 54 anni che una settimana fa ha strangolato la sua compagna, Anna Maria Chesi, 48 anni, ha la voce rotta da quando gli chiediamo di aiutarci a capire cosa possa essere successo sabato scorso nella casa in via privata Neer.
«Credetemi, neppure io, con i miei quattro fratelli e mia madre, sappiamo spiegarcelo. Le indagini sono ancora in corso e speriamo di avere una spiegazione ma siamo distrutti, stiamo vivendo una sorta di incubo».
Le risulta che suo fratello fosse molto legato ad Anna Maria Chesi?
«Sì, legatissimo. Per questo mi sembra tutto assurdo. Da quattro anni Anna era una di famiglia, per farvi capire, l'ultimo Capodanno lo aveva trascorso con noi e nostra madre in Calabria: nessuno avrebbe mai immaginato quello che sarebbe poi accaduto».
Suo fratello è stato descritto come una persona seria e un gran lavoratore, cosa ci può aggiungere per presentarcelo?
«Confermo il tutto e posso solo dire che negli anni 70 ha lavorato per tre anni come carabiniere nel comando provinciale di Lecco. E' una persona seria, dal lunedì al venerdì sera lavorava in Svizzera tedesca, ma allo stesso tempo è un uomo brillante, un grande ballerino al punto che al mare in Calabria era sempre in giuria nei concorsi di ballo. Aveva anche insegnato ad Anna a ballare».
L'autopsia ha permesso di accertare che Anna Chesi fosse effettivamente incinta e, per avere un esito certo sulla paternità attraverso gli esami sul Dna, bisognerà attendere almeno una ventina di giorni.
Francesco Voci ci rivela un particolare: «Nel suo precedente matrimonio Giuseppe aveva avuto tre figlie femmine. So che con Anna, nonostante l'età non più giovanissima di entrambi, stavano cercando il maschietto il che rende tutto più incomprensibile ma non posso che fermarmi qui. Le indagini sono ancora in corso. Quel che è certo è che mio fratello si è assunto le sue responsabilità quando, con l'avvocato, si è presentato dai carabinieri di Oggiono. Per la nostra famiglia è una tragedia, siamo vicini a Giuseppe ma allo stesso tempo siamo preoccupati per nostra madre, che ha 73 anni e dalla Calabria vuole salire per vederlo ma non è ancora possibile. Non sarebbe mai dovuto accadere, credetemi sono distrutte entrambe le famiglie».
Guglielmo De Vita

m.schiani

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