Rosa e Olindo, nuova lettera:
"Indotte le nostre confessioni"

Ora che la linea difensiva è radicalmente mutata, i due imputati mettono per iscritto che durante i primi interrogatori sarebbero stati indotti a parlare. Lo fanno con un foglio scritto a mano da Olindo, com'era accaduto per la prima missiva consegnata ai giornalisti mercoledì mattina

ERBA «I cattivi consiglieri li abbiamo avuti all'inizio, quando ci dissero che era meglio confessare». In una seconda lettera, la prima era stata consegnata ai giornalisti all'apertura del processo d'Appello in corso a Milano, Olindo Romano e Rosa Bazzi oltre a ribadire a chiaramente la loro innocenza (già fatto nel primo scritto), giungono anche a insinuare che le loro confessioni fossero state indotte. Confessioni, va comunque ricordato, fornite in più di un'occasione nei primi mesi della loro detenzione al carcere Bassone di Como e che erano state piene, convergenti e ricche di particolari (le confessioni erano state registrate a video dai consulenti di quelli che allora rappresentavano il collegio degli avvocati dei coniugi Romano).
Ora che la linea difensiva è radicalmente mutata, Rosa e Olindo mettono per iscritto che durante i primi interrogatori sarebbero stati indotti a confessare. Lo fanno in una lettera scritta a mano da Olindo, com'era accaduto per la prima missiva consegnata ai giornalisti mercoledì mattina, e che è destinata in esclusiva alla trasmissione televisiva «Quarto grado» del gruppo Mediaset (la lettera sarebbe firmata da entrambi i coniugi). Nel primo scritto Rosa e Olindo si erano invece limitati a ribadire la loro innocenza e questo era stato il testo scritto a mano, con una grafia ordinata del marito: «Sentimenti calpestati, diritti violati, negati da chi li dovrebbe garantire. Violenze gratuite a una nostra debolezza psicologica. Perseguitati e gettati in uno stato di disperazione. Hanno cercato di imporre una loro verità impedendo sistematicamente alla nostra difesa di esercitare. Nonostante tutto abbiamo fiducia nella Giustizia. Speriamo che al processo d'appello tutti gli errori commessi dal giudice di primo grado verranno al pettine, potendo così dimostrare la nostra innocenza».
Lunedì mattina, alla Corte d'Appello di Milano, riprenderà con la terza udienza il processo. In programma sono gli interventi della difesa: gli avvocati Nico D'Ascola, Luisa Bordeaux e Fabio Schembri. Secondo quelle che sono le previsioni maggiormente accreditate, il collegio difensivo dei Romano (in primo grado condannati all'ergastolo e all'isolamento per la brutale strage di Erba) chiederà la perizia psichiatrica per i loro due assistiti.

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