Lunedì 12 Aprile 2010

Coprifuoco per la movida
Il Comune adesso tratta

COMO «O mamma, ancora con questi bar. Li volete proprio difendere, eh? Capisco la rivolta, ma insomma, non abbiamo ancora preso una decisione definitiva. Sì va bene, è vero, in effetti mezzanotte è un po' prestino, potrebbero chiudere all'una, in effetti, ma non lo so, non spetta a me decidere. Il sindaco, il sindaco ha l'ultima parola sugli orari». Etta Sosio è assessore al commercio ma dice che il coprifuoco Cenerentola o le ancor più cervellotiche regole su come far ottenere la deroga ai locali per stare aperti oltre la mezzanotte, mica le ha fatte lei. La decisione è stata corale, il risultato finale contestato all'unanimità dai baristi, ma è necessaria comunque una soluzione perché il problema venga risolto. «Sa che io ho passato tutta l'estate scorsa a sentire i residenti infuriati? Ogni martedì c'era la processione. Erano disperati. Questi ragazzi diventano anche cattivi, sa? Cattivi e maleducati. Alle 5 del mattino ne combinano di tutti i colori. Fanno la pipì, sporcano, rispondono male, magari fanno anche vandalismi. Ho tenuto duro fino alla fine, ma poi sono andati anche a lamentarsi dal sindaco. Quest'anno una soluzione abbiamo dovuto trovarla».  La soluzione - dicono i baristi - non ha niente di sensato. In primis l'orario: «Ecco, sull'orario si può trattare, un'oretta in più magari, non lo so, il sindaco, il sindaco deve decidere». In secondo luogo sulla necessità di ritirare i tavolini: «Ah no, guardi, su quello non si tratta. È una questione di ordine pubblico, vanno messi uno sopra all'altro e legati, se no sa cosa si trova al mattino? Di tutto. Li sparpagliano in giro e non va bene».
In terzo luogo sull'insonorizzazione: «Ma a me dicono di bar che tengono la musica così alta che si sente fino a piani di sopra. Le regole servono, non è facile mettere regole per tutti.Capisco che magari qualche bar non ha di questi problemi, ma è complicato fare la quadra. Allora noi abbiamo fatto una proposta, c'è stata un'insurrezione dei baristi. Adesso ci mettiamo tutti attorno a un tavolo, ascolteremo le istanze delle associazioni di categoria, e poi decideremo. Però guardi che i residenti che si lamentano sono tanti e sono disperati. Non si possono non ascoltare».

f.angelini

© riproduzione riservata