Domenica 06 Giugno 2010

In volo a caccia di evasori
Già settemila nel mirino

COMO C'è un signore che saluta, a bordo del lussuoso motoscafo blu che solca le acque al largo di Bellagio. Saluta con insistenza all'indirizzo di quell'elicottero grigio della guardia di finanza che gli passa sulla testa una, due, tre volte. Forse non si affannerebbe così tanto in effusioni gestuali, se sapesse che a bordo dell'Ab 412 il copilota, "armato" di macchina fotografica, lo sta immortalando, non prima di aver chiesto via radio l'intervento della motovedetta per un controllo più da vicino.
Sul Lario è in corso l'operazione scova l'evasore: da cielo, da terra, da lago gli uomini della finanza intercettano le «ricchezze visibili», ne accertano la proprietà e inseriscono i nomi dei Paperoni comaschi nella speciale banca dati per il controllo economico del territorio (in gergo: Cete), in modo da identificare i sospetti evasori grazie al redditometro.
Il servizio scatta in una giornata di cielo limpido, a bordo di un elicottero del reparto operativo aeronavale: «Como Radio, qui Volpe 218 in volo sulla città e diretto verso nord senza piano di volo», eppure con una missione da compiere. «La riforma del redditometro - racconta durante il volo il comandante del reparto, il colonnello Sergio De Santis - ha attribuito grande importanza alla cosiddetta parte dinamica del reddito. E così le spese di famiglia diventano interessanti, tutte le proprietà diventano interessanti, i viaggi effettuati diventano interessanti. Questo perché se dovesse emergere che le spese del soggetto controllato superano il reddito da lui dichiarato del 25%, allora scatterebbero i controlli e le eventuali contestazioni».
L'Ab 412, pilotato dal capitano Antonio Maggio, comandante della sezione aeronavale di Venegono, passa sopra il lussuoso motoscafo blu. Il capitano lo indica, e spiega: «Dall'alto è più facile individuare cosa controllare. Ad esempio grossi natanti, proprietà particolarmente estese, magari dotate di dependance, ville isolate e circondate da una vegetazione che sembra fatta apposta per nasconderle». La segnalazione del motoscafo blu viene inviata alla motovedetta: «Non è sufficiente fare una foto. È doveroso procedere a un controllo per sapere chi è il proprietario - precisa il colonnello De Santis - Se è una persona fisica si passa alla fase successiva: una pattuglia andrà a bussare alla sua porta e realizzerà un verbale che serve solo ad arricchire le informazioni sul suo conto e che non significa, necessariamente, l'avvio di un accertamento o, peggio, di un procedimento».
"Volpe 218" lascia il lago e si alza in quota, verso la fascia di confine: «Noi non ci limitiamo a fare una mappatura delle proprietà in cerca di possibili evasori - spiega il capitano Maggio - ma eseguiamo accertamenti su eventuali discariche abusive, sfruttamento del territorio, problemi connessi ai corsi dei fiumi, capannoni industriali abbandonati con presenza di eternit». Sul fronte dei controlli ambientali «abbiamo appena raggiunto un accordo con la Provincia di Pavia - prosegue il colonnello De Santis - grazie al quale noi pattugliamo il loro territorio alla ricerca di eventuali illeciti o abusi e loro si preoccupano di pagare il carburante per le missioni. L'auspicio è di poter concludere analoghi accordi anche con altre realtà, Como inclusa». Il volo procede verso l'operosa Brianza. Il panorama delle bellezze naturali si fa meno mozzafiato, quelle delle ricchezze no. Tra Cantù e Carimate c'è una collinetta sulla quale si contano fino a quindici piscine. Il copilota fotografa, mentre il comandante segna il punto gps: è probabile che in una di quelle ville, nelle prossime settimane, bussi una pattuglia dei baschi verdi. Il volo si conclude dopo un'ora abbondante, non prima di aver immortalato una discarica a cielo aperto non lontano dalla periferia della città: anche su quella scatteranno controlli.
Alla piazzola di Lazzago un'auto dei baschi verdi della compagnia di Como è pronta per la seconda parte dell'operazione scova l'evasore: quella dedicata ai Suv. Il comandante della compagnia, il capitano Francesco D'Agnano, spiega il funzionamento della banca dati che alimenta il redditometro: «I nostri sono controlli sugli indici di capacità contributiva. Se l'elicottero si preoccupa di individuare barche, ville con piscina, proprietà lussuose, le pattuglie sulla strada svolgono un normale controllo del territorio nel corso del quale fermano, tra l'altro, auto di grossa cilindrata (superiore ai 2080, recita la norma ndr). I dati raccolti dalla pattuglia vengono inseriti nella banca dati nazionale Cete che interagisce con l'anagrafe tributaria e va a calcolare, attraverso alcuni indici prestabiliti, la capacità contributiva. Così quel soggetto che ha dichiarato redditi bassi ma si ritrova ad avere il possesso di beni di lusso finirà per essere controllato».
All'altezza di Villa Erba le pattuglie dei baschi verdi hanno solo l'imbarazzo della scelta sulle auto di grossa cilindrata da fermare e far finire in pasto al Cete, dove hanno già trovato spazio le «posizioni incongrue» di 7mila comaschi: «Si tratta di quei soggetti per i quali il sistema ha rivelato un indice di pericolosità». Tutti evasori? «Non necessariamente - conclude il capitano D'Agnano - ma su molti di loro potrebbe partire o un accertamento sintetico da parte dell'Agenzia delle entrate oppure una verifica da parte nostra». E quando questo avviene su segnalazione del cervellone anti-evasori, il risultato è quasi scontato. «Di sommerso e nero a Como ce n'è e tanto - tira le somme il comandante provinciale, colonnello Rodolfo Mecarelli - Però sarebbe ingiusto mettere sulle spalle dei comaschi solo la croce: perché questa è una provincia in cui, pur in presenza di evasori, la maggior parte dei cittadini le tasse le paga».
Paolo Moretti

p.moretti

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