Mercoledì 09 Giugno 2010

Sabotaggio in Ca' d'Industria,
accuse pesanti per le cuoche

COMO Sul presunto sabotaggio in Ca' d'Industria ora spuntano dei testimoni. La procura di Como stringe i tempi sul duplice esposto presentato dai vertici della casa di riposo dopo la sollevazione popolare dei pazienti, per i pasti a base di carne maleodorante e potenzialmente andata a male serviti una decina di giorni fa. E le cuoche di Villa Celesia, denunciate e sospese dal servizio, ora rischiano grosso. Il fascicolo aperto dal pubblico ministero Daniela Meliota ipotizza infatti, a loro carico, l'accusa di "adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari", un reato per il quale il codice prevede tra i 3 e i 10 anni di reclusione.
Ieri mattina gli uomini della polizia giudiziaria incaricati dell'inchiesta sul presunto sabotaggio hanno sentito, come persone informate sui fatti, diverse persone. Tra queste non solo il consigliere comunale del Pd Marcello Iantorno, firmatario di un esposto contro l'esternalizzazione del servizio mensa della Ca' d'Industria, ma anche William Fabbro, ovvero l'amministratore unico di Fms, la società a cui è stata affidata la gestione dei pasti per gli anziani ospiti della casa di riposo. Quest'ultimo, in particolare, ha consegnato agli investigatori tutte le ricevute relative all'acquisto delle derrate alimentari finite poi sui tavoli da pranzo di Villa Celesia, dove sono arrivate - però - maleodoranti. Stessa sorte per il pollo servito lunedì scorso e sul quale il cda della casa di riposo ha presentato un nuovo esposto; le due cuoche sospettate del primo sabotaggio, in ogni caso, nulla avrebbero a che fare con l'ultimo episodio, in quanto sospese dal servizio.
La bufera che sta soffiando in Ca' d'Industria sta diventando sempre più un caso giudiziario. Oltre all'inchiesta per adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari, un secondo fascicolo d'indagine, relativo all'esposto presentato nelle scorse settimane dalle minoranze, è stato aperto dalla procura. Il pubblico ministero titolare di questa seconda indagine è Simone Pizzotti, il quale al momento non ha ipotizzato alcun reato.
Nella denuncia che ha dato il via a questa seconda inchiesta, le opposizioni in consiglio comunale hanno chiesto alla magistratura di verificare se nella vicenda dell'affidamento del servizio cucina a una società esterna «si configuri o meno la sussistenza di reati», e hanno sottolineato «l'anomalia di quanto accaduto».
Nelle 23 pagine depositate in tribunale gli esponenti di minoranza hanno ricostruito le tappe che hanno portato all'appalto e contestato le procedure seguite per la gara, che reputano «illegittima e nulla» a causa di «gravissime irregolarità».

p.moretti

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