Delitto di via Garibaldi,
fallita l'armeria Arrighi

Il tribunale ha dichiarato il dissesto dell'impresa dell'armiere comasco. A presentare l'istanza è stato lui stesso, che intanto chiede al magistrato titolare dell'indagine per il delitto di Giacomo Brambilla di essere interrogato

COMO Il tribunale ha dichiarato il fallimento dell'impresa di Alberto Arrighi. Lo ha fatto nei giorni scorsi su istanza dello stesso imprenditore: sono stati i legali dell'armaiolo di via Garibaldi, Francesca Binaghi e Ivan Colciago, a presentare al tribunale la richiesta di fallimento della società. Istanza accolta dal giudice Paola Parlati, che ha già affidato a un curatore il compito di analizzare i debiti della società e fare il conto del patrimonio utile per pagare i creditori.
Una sorte inevitabile, quella della storica armeria: nelle settimane successive l'arresto lo stesso Arrighi era già stato protestato per ben quattro volte, a causa di assegni scoperti. Non solo, ma le difficoltà economiche in cui versava il negozio erano ben noti, al punto che proprio i problemi di liquidità avevano portato vittima, Giacomo Brambilla, e omicida a incontrarsi e a ipotizzare la possibilità di mettersi in società assieme. Un incontro d'affari sfociato nel terribile delitto del primo febbraio scorso.
Dal canto suo Arrighi ha fatto sapere, attraverso il suo legale, di volersi far interrogare dal pubblico ministero Antonio Nalesso. Richiesta che potrebbe avvenire quando il magistrato firmerà l'avviso di chiusura indagini.

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