Mercoledì 14 Luglio 2010

Lombardia in ostaggio dei clan
Trecento arresti per gli appalti

MILANO - È iniziato tutto con un funerale. Il seme che ha fatto scattare il maxi blitz di ieri mattina all'alba, che ha portato in cella 304 presunti affiliati alla 'ndrangheta, viene seminato nel novembre 2007 quando personaggi di spicco dei vari "locali" lombardi si ritrovano per l'ultimo saluto a Pasquale Barbaro, capobastone dei Barbaro detti "u Castanu". È in quell'occasione che i carabinieri del nucleo investigativo di Monza, coordinati dalla Dda di Milano, iniziano a catturare le prime intercettazioni ambientali e a ridisegnare la mappa della presenza della malavita calabrese nel Nord Italia.
Una 'ndrangheta capace di risorgere sulle sue ceneri e di cambiare pelle, al punto da creare una sorta di federazione malavitosa dei clan del Nord, tutti riuniti sotto "La Lombardia", una struttura che aveva il compito di tenere i contatti tra i "locali" settentrionali e le famiglie calabresi. Un legame inscindibile, pena la vita: ne sa qualcosa Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, il cui desiderio di autonomia, con un taglio del cordone ombelicale con le famiglie della fascia ionica, viene fermato con il piombo, in un bar di San Vittore Olona, il 14 luglio 2008.

Non c'è stato bisogno di pentiti per ridisegnare la mappa della malavita organizzata in Lombardia e far scattare le manette ai polsi di capi locali, affiliati, ma anche sponsor politici, imprenditoriali e - addirittura - manager nella sanità, come il direttore dell'Asl di Pavia Carlo Chiriaco, che «assicura l'assistenza sanitaria, ma anche l'interessamento per investimenti immobiliari e  coltiva e sfrutta per i "fini comuni" i legami con gli esponenti politici locali». Il nuovo capo della "Lombardia", chiamato a un ruolo di raccordo tra il ricco Nord e il Sud antico e sanguinario, diventa Giuseppe Neri, anche lui finito nella rete gettata dalla Dda. Pino Neri è accusato tra l'altro anche di aver ricevuto del direttore dell'Asl di Pavia indicazioni per convogliare voti elettorali a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, il quale non risulta estraneo ai fatti, ma ieri ha voluto sottolineare di non aver «mai chiesto niente» e di non conoscere «questo signore», riferendosi a Neri.

Quindici i "locali" censiti dall'inchiesta dei carabinieri di Monza e del Ros di Torino, quasi tutti ammassati nell'hinterland milanese: Rho, Legnano, Bollate, Cormano, Bresso, Limbiate, Solaro, Desio, Seregno, Pioltello e Corsico, oltre a Milano; a questi gli inquirenti aggiungono pure tre "locali" della provincia di Como: quello di Mariano Comense e Cabiate, quello di Erba e quello di Canzo. Ma le manette sono scattate anche nel Lecchese, sia in città che nella zona di Merate, dove in manette sono finiti personaggi considerati legati a doppio filo con Domenico Oppedisano, ritenuto il boss della 'ndrangheta in Calabria. Gli inquirenti definiscono la "Lombardia" «un'associazione criminale costituita grazie all'adesione di cellule sottordinate distribuite sul territorio e denominate "locali", con una sua struttura gerarchica nella quale gli affiliati assumono "cariche" e "doti" mediante cerimonie e rituali ben definiti». Passaggi tutto intercettati dagli investigatori. Come quando il 3 maggio 2008, un paio di mesi prima dell'esecuzione di Carmelo Novella, i vertici di tutti i locali lombardi si danno appuntamento al Crossodromo di Cardano al Campo per una cena terminata con la cerimonia di concessione della "dote" di capo locale a uno dei presunti affiliati. Tutto immortalato e intercettato dai carabinieri.

Non più solo armi e droga, il business della 'ndrangheta lombarda. Anzi, il business del futuro è il movimento terra e, soprattutto, le mire sui cantieri in vista dell'Expo 2015. Mire che i clan calabresi volevano soddisfare utilizzando la Perego Strade di Cassago Brianza, fallita però prima di tramutare il piano in realtà.
P. Mor.

s.ferrari

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