Giovedì 21 Ottobre 2010

I comaschi dicono basta
"Ridateci il lungolago"

COMO - Sono le tre del pomeriggio. Una guida sta passando sul lungolago con alcuni turisti. Non c'è molto da dire: dai giardini fino a Sant'Agostino si vede ben poco, tra reti e staccionate che delimitano il cantiere delle paratie. Ma davanti a un oblò all'altezza della gelateria Ceccato i turisti si fermano incuriositi, a sbirciare quel po' di Lario che fa capolino tra le firme prontamente vergate dai graffitari sulla temporanea finestra. E la guida una spiegazione la deve pur dare. Parte da lontano: «Qui a Como abbiamo un problema: ogni tanto il lago esce...». Già, non deve essere facile spiegare le ragioni, e le complicanze, di un cantiere che va avanti da tre anni e che ne durerà altri tre, se saranno rispettate le previsioni fatte dal sindaco nei giorni scorsi. Tempistica che ha spinto un albergatore, Antonello Passeradell'hotel Terminus, a lanciare quello che ha definito «un appello al buonsenso»: «A questo punto bisogna stoppare i lavori tra piazza Cavour e Sant'Agostino. Teniamo la passeggiata attuale, sistemiamo la pavimentazione ma non allarghiamola. E abbandoniamo per sempre l'idea delle paratie».
Fermandosi a fare due chiacchiere con comaschi, turisti e operatori che si incrociano sul lungolago, è difficile trovarne uno che non condivida l'idea di Passera. Anche se i più la ritengono difficilmente attuabile. A partire dal suo collega Damiano Cassani del Metropole Suisse: «Ha ragione: o i lavori si fanno in tempi accettabili, oppure è meglio rendere fruibile la passeggiata a lago e chiudere il cantiere. Temo, però, che non realizzando le paratie si perdano i finanziamenti». Intanto, il cantiere che ha tradito tutte le attese - sarebbe dovuto durare 14 mesi, e diviso il tre lotti proprio per non oscurare contemporaneamente l'intero lungolago - sta facendo il giro del mondo: «C'è gente dall'Australia e dall'America che, prima di prenotare, ci chiede se sono finiti i lavori - racconta Cassani -. Ormai l'immagine di Como sul web è questa. Anche se, per fortuna, la maggior parte viene comunque e poi commenta, sempre su Internet: "Luogo bellissimo, nonostante il cantiere"». Anche per i milanesi la gita a Como ha perso di significato. Luigi Teruzzi sta passeggiando con alcuni amici che sono venuti a trovarlo da Milano e Cremona: «Mi vergogno con loro - afferma -. "Avremmo voluto vedere qualcosa di meglio" mi dicono. E mi chiedono se sia valsa la pena di trasferirmi da Cologno Monzese, dove abitavo fino a un paio d'anni fa, a Como. Volevo vivere in una città costiera, invece mi sono dovuto ritirare nell'entroterra». Indignato Marco Petruzzino: «Quando passo di qui con mia figlia di quattro anni mi chiede: "Papà, ma qui non lavora mai nessuno?", "Ma qui il marciapiedi è tutto rotto?». «Dire schifo - conclude - è dire poco». Un pensionato si sofferma a osservare il cantiere dall'oblò dove prima aveva sostato il gruppetto di turisti. «Sono stato via tre mesi, torno e vedo la stessa situazione che avevo lasciato - osserva Angelo Salvioni -. Questo cantiere è di una lunghezza esasperante». Varrebbe la pena di chiuderlo in fretta, rinunciando alle paratie, come dice Passera? «Io - taglia corto Salvioni - aspetto di poter percorrere la passeggiata, indipendentemente dal fatto che l'acqua esca o meno».
P. Be.

a.savini

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