Venerdì 05 Novembre 2010

Il futuro del sindaco Bruni
Gli astenuti lo salveranno

COMO Hanno presentato una lunga serie di richieste al sindaco Stefano Bruni e lunedì mattina otterranno una risposta. Se non sarà positiva, si dicono pronti a votare la mozione di sfiducia contro il primo cittadino (la discussione si aprirà proprio lunedì sera e terminerà con ogni probabilità nella seduta successiva, giovedì 11). Quello arrivato nel primo pomeriggio di ieri dai consiglieri comunali del neonato gruppo Autonomia liberale per Como è  un vero e proprio ultimatum. Bruni ne ha preso atto e per ora non ha scoperto le carte, limitandosi a fissare per lunedì una nuova riunione con i “ribelli” (il nuovo gruppo ha raccolto i fuoriusciti dal Pdl e gli ex Liberi per Como). Ad illustrare le richieste, ritenute «condizione necessaria ma non sufficiente per la fiducia», sono stati Piercarlo Frigerio (capogruppo di Autonomia liberale) ed Emanuele Lionetti. Tra i punti ritenuti fondamentali, il taglio di 3 assessori e altre misure per ridurre le spese, come il dimezzamento del compenso del city manager, l'abolizione della figura del portavoce e lo stop alla pubblicazione del giornale comunale “Il cittadino”. «Abbiamo sottoposto al sindaco una serie di punti, vedremo quali saranno le sue valutazioni - ha spiegato Frigerio - e poi faremo una riunione di gruppo per decidere come comportarci». «Si tratta di richieste inderogabili - ha aggiunto Lionetti - e tutte volte al risparmio. Non possiamo più sentirci dire che mancano i soldi per gli asfalti, quando si sperperano risorse in tutti i modi. Inoltre ho chiesto ancora una volta l'acquisizione delle quote della società Politeama rimaste in mano ai privati, dando subito un acconto».
I “dissidenti”, come detto, non escludono di votare la sfiducia a Bruni, se non otterranno risposte. Ma almeno un paio dei sette consiglieri sembrano orientati in ogni caso verso l'astensione: il presidente del consiglio Mario Pastore l'ha dichiarato più volte e Arturo Arcellaschi seguirebbe la stessa strada. Proprio il voto di Arcellaschi potrebbe risultare decisivo, visto che per approvare la mozione servono 21 voti e ai 15 della minoranza, escludendo Arcellaschi, si aggiungerebbero solo 5 voti dal gruppo Autonomia liberale. Bruni potrebbe dunque salvarsi dal punto di vista dei numeri, ma ritrovarsi con una sfiducia “politica” e la contrarietà di 20 consiglieri su 40 che paralizzerebbe di fatto l'amministrazione. Una delegazione dei consiglieri che hanno deciso di lasciare il Pdl, intanto, ha incontrato nella tarda serata di  ieri, a Milano, il coordinatore regionale del partito di Berlusconi, Guido Podestà, e il numero uno lariano, Alessio Butti. Oggi ne sapremo di più. Lo stesso Butti ha avuto una serie di colloqui telefonici con il sindaco, che l'ha aggiornato sul faccia a faccia con i “ribelli”. Il secondo mandato Bruni finirà giovedì prossimo? Sull'esito del voto nessuno è disposto a scommettere un centesimo.
Michele Sada

a.savini

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