Sabato 11 Dicembre 2010

Poche, brutte e malmesse
Le luminarie fanno arrabbiare tutti

COMO Se è vero che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, le luminarie che da qualche giorno penzolano un po' asfittiche nelle vie di Como sembrano proprio non piacere. Lodi per l'illuminazione di Città del balocchi, con il Duomo e la sua piazza, il Teatro Sociale, la Casa del Fascio e altri punti importanti valorizzati. Piacciono abbastanza il «tetto luminoso» di piazza San Fedele e il grande albero rotondo, sempre di luci, in piazza Volta. Mentre quelle che non vanno giù sono le luminarie che adornano alcune vie con il cosiddetto effetto «neve che cade» e sono soprattutto i negozianti, che le pagano, a lamentarsene. «Sono mortali - dice per esempio Maurizio Casarola dalla sua pelletteria in via Cesare Cantù - Beati i miei colleghi di piazza Duomo, lì sì che il cliente è invogliato a fare shopping. L'assessore Sosio ha un bel chiedere di restare aperti di sera, tutte le domeniche: così non hanno senso». La lettera inviata da Palazzo Cernezzi ai commercianti parlava di «un progetto artistico a cura di un esperto in materia, l'architetto Francesco Murano del Politecnico di Milano che ha studiato le vie dello shopping identificando due tipologie di luci a led e, quindi, a basso impatto ambientale: l'effetto sarà quello di un'atmosfera unica di neve di luce animata e, per alcuni angoli, anche sfere luminose». E quella sarebbe neve? In certe strade, l'incrocio tra via Volta e via V Giornate, ad esempio, colpisce molto di più l'occhio il sistema di cavi esposti che si intrecciano e si annodano con un originale, e un po' inquietante, effetto «Gruppo Tnt». «Il Natale mi fa pensare alle stelle, pensavo a qualcosa più in tema», dice Damaris Duquesne che lavora in via Boldoni. Anche lì le file di luci sono ben distanti l'una dall'altra, azzerando il presunto «effetto neve». In via Vittani, come sempre, c'è un invitante tappeto rosso per uno degli scorci più belli del centro storico. «Quello lo ha messo la Cortesella - spiega il libraio Nicola Schirinzi - Io non ho partecipato al progetto luce e, visto il risultato, penso di avere fatto bene». Maria Grazia Lopez ha impreziosito la sua già incantevole galleria con una sua illuminazione: «Lo hanno fatto in tanti. Quelle altre, invece, sono così fredde. Penso davvero che ci vorrebbe più amore per questa città». Roberto Cappelletti, dal suo bar di piazza Mazzini, si ritiene fortunato: lì niente luminarie, solo un albero che sembra più una grande palla. Sia come sia, al buio fa un bell'effetto: «È la dimostrazione che queste cose possono essere anche ben fatte». Battagliero Francesco Roncoroni, anche perché nella sua oreficeria di via Diaz di luminarie se ne intendono: «In passato eravamo noi a interessarcene per tutta la strada, contattavamo l'elettricista, ci facevamo fare un preventivo e cercavamo adesioni tra colleghi. Tutto molto semplice. L'anno scorso, invece, ci avevano detto che avremmo pagato 70 euro per negozio, alla fine, invece, il conto è stato di 120. E, in ogni caso, c'erano una trentina di luminarie: quest'anno sono quattordici. Che non si stupiscano se l'anno venturo nessuno vorrà partecipare».
Alessio Brunialti

a.savini

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