Sabato 11 Dicembre 2010

Settore legno: 3.500 lavoratori
sono in "cassa" nel Canturino

CANTU' - Ferie forzate per colpa delle crisi. Senza lavorare, con le botteghe del legno arredo chiuse. Tre o addirittura quattro settimane tra Natale e Capodanno, quando di solito i falegnami si fermavano - al massimo - per una quindicina di giorni. Una, appena trascorsa: il ponte, per qualcuno, di sette giorni interi, per la festività dell'8 dicembre. Intanto, la cassa integrazione si espande come un virus: sono circa 3.500, i lavoratori del settore coinvolti in zona, tra chi è stato colpito nei mesi scorsi e quelli che verranno toccati a breve termine, anche nelle grandi aziende. Il dato, persino sottostimato, lo riporta la Fillea Cgil di Como. «Non vogliamo fare i pessimisti - riferisce Francesco De Luca, segretario generale del sindacato di categoria - perché purtroppo la realtà è questa. I dati sono soltanto quelli del nostro sindacato. Per il 2011, non si intravede un minimo segnale di ripresa».
Preoccupante, la fotografia scattata dal sindacalista. «A Cantù e dintorni, in questo momento, ci sono almeno 120 aziende alla prese con la cassa integrazione. Un dato parziale, che non tiene conto delle piccolissime realtà, sotto i quindici dipendenti, su cui non sempre riusciamo a essere informati». C'è anche un altro segnale preoccupante, denunciato da De Luca. «In realtà artigianali, con pochi dipendenti, il sindacato non ha facile accesso. Purtroppo, e non dovrebbe essere assolutamente così, il rappresentante sindacale rischia di avere rapporti tesi con il vertice dell'azienda. Assurdo, ma succede anche questo». Intanto, sono già migliaia le vittime della crisi nel legno. «Se contiamo i lavoratori in cassintegrazione, tra gli scorsi e i prossimi mesi, soltanto in zona arriviamo a 3.500. Gli ammortizzatori sociali, utilizzati soprattutto nelle piccole medie imprese, stanno per arrivare anche nelle grandi aziende. E succede che si prolungano i ponti. Una settimana a casa per l'8 dicembre. Tre o persino quattro settimane per le feste del Natale. Segno che il lavoro non c'è».
E se i lavoratori si trovano alle prese con stipendi tagliati dalla recessione, i proprietari delle aziende sono preoccupati per gli ordinativi futuri. «Si salva chi ha rapporti con certi paesi, come Germania e Russia - dice De Luca -; il mercato italiano è fermo, quello americano in difficoltà». Ma l'aspetto forse ancora più allarmante, secondo Fillea Cgil, è che non si vede luce. «Per l'anno prossimo, non si intravede un minimo cenno di miglioramento».

f.cavagna

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