Mercoledì 05 Gennaio 2011

Como, 600 aborti in un anno
Ma c'è anche chi cambia idea

COMO - A riportare in primo piano il tema era stato il vescovo, nel Te Deum di fine anno. Diego Coletti aveva invitato tutti a riflettere sul fatto che «ancora quest'anno, in Italia, sono stati registrati 150mila aborti, secondo una media costante negli ultimi anni». Sul Lario? Le interruzioni di gravidanza in provincia di Como sono, mediamente, quasi due al giorno. Gli ultimi dati disponibili (a breve verranno resi noti quelli dell'anno che si è appena chiuso) parlano di 648 aborti in dodici mesi, tra l'ospedale Sant'Anna e il Sant'Antonio Abate di Cantù, gli unici due presidi che effettuano l'intervento. Numeri in crescita, così come aumentano le donne incinte (o appena diventate mamme) che si rivolgono al Centro di aiuto alla vita, in viale Battisti, presso il centro Cardinal Ferrari. Nel 2010 è stata raggiunta per la prima volta quota 200. E tra le motivazioni che spingono una persona a rivolgersi ai volontari ci sono soprattutto le difficoltà legate alla crisi economica. Molte donne straniere, ma non solo: «La crisi ha inciso moltissimo - spiega la coordinatrice dell'associazione, Rosanna Luppi - La maggior parte dei casi riguardano famiglie che hanno gravi problemi perché il marito ha perso il lavoro, quando non l'hanno perso entrambi. Oppure non riescono a far fronte al mutuo. Molte persone che conosciamo si sono ritrovate con la casa all'asta. Chi non ha un lavoro regolare, inoltre, non può usufruire della maternità. Fino a qualche anno fa - continua Luppi - le difficoltà toccavano i nuclei familiari numerosi, adesso anche solo un figlio può comportare problemi economici seri. E se gli italiani solitamente possono contare su una rete parentale di supporto, solitamente questo non accade per gli stranieri». «Il nostro primo obiettivo - chiarisce la coordinatrice del “Cav” - è fornire un aiuto per evitare l'aborto. Di recente c'è stata una donna che ha cambiato idea quand'era già sul lettino, purtroppo però non sono molte le donne intenzionate ad abortire che vengono da noi. Forse l'informazione è carente. La prassi, comunque, prevede almeno il passaggio al consultorio per un colloquio». E proprio per agevolare le pazienti che si presentano in ospedale senza alcuna consulenza precedente, è stata siglata una convenzione tra Sant'Anna e Centro di aiuto alla vita: «A partire dalla data del certificato, la legge dice che deve trascorrere una settimana e in effetti di solito ci si rivolge al consultorio - spiega il direttore sanitario Laura Chiappa - ma ci è sembrato giusto offrire a chi viene in ospedale la possibilità di un colloquio con gli operatori del Cav. Per questo metteremo a disposizione un locale a Como e uno a Cantù. L'Asl, intanto, lavora anche per evitare che si ripetano casi di aborto ripetuto, spesso legati a un uso non corretto dei contraccettivi». Lo stesso “Cav” sta moltiplicando gli sforzi per fornire alle donne tutte le informazioni sulle possibilità di aiuto cui potrebbero accedere: «Accanto al sostegno psicologico, diamo quello materiale. Pannolini, medicine, vestiti, fino ai soldi per l'affitto o le bollette. Si è creata una rete che coinvolge tante realtà, dalla Caritas ai consultori. Abbiamo anche una casa di accoglienza a Camerlata e 6 mini-appartamenti a Villa Guardia, in cui la famiglia in difficoltà può stare per qualche tempo, seguita da alcuni dei nostri cinquanta volontari».
Michele Sada

p.berra

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