Mercoledì 02 Febbraio 2011

Guru delle anoressiche
in aula il diario a luci rosse

COMO - Amnesia diffusa ieri in tribunale, nel corso della quarta udienza del processo contro Waldo Bernasconi e i metodi adottati nella sua clinica luganese per la cura di anoressia e bulimia. Diversi testimoni hanno risposto in modo confuso, cesellando le loro deposizioni di «non so» e «non ricordo». In particolare Armando Mancassola, 41enne di Mariano Comense, che nella clinica Sanavita faceva il cuoco e che dal processo era già uscito patteggiando 7 mesi: ha ritrattato qualunque precedente affermazione, negando financo quelle lette, rilette e sottoscritte. Idem per Giulia Raiteri, psicologa luganese formatasi all'interno di SanaVita, che in relazione a molte circostanze ha sostenuto di non aver visto, di non aver sentito, di non essersi accorta. Drammatica la lettura, da parte del pm Mariano Fadda, di alcuni stralci del diario della paziente 22enne di Morbegno, che si tolse la vita nel settembre del 2005, nove mesi dopo le dimissioni dalla clinica. Il diario, trovato dopo la sua morte dai genitori, è anche uno degli inneschi dell'indagine comasca: «Oggi è stata dura, abbiamo parlato prima di sesso, poi mi ha minacciata di non vedermi più. Ci siamo messi sul materassino e mi ha detto di immaginare una ragazza innamorata con un ragazzo e poi comportarsi come quella ragazza. Ho cominciato ad accarezzarlo tra le sue braccia e a baciarlo, ero molto trattenuta. È stato un crescendo, mamma mia che bello quando ci siamo sdraiati (...) Era bello baciarsi anche se forse non sono arrivata a farlo come volevo veramente (...) La cosa più bella è stato avvinghiarsi a lui, avvolgersi proprio come un serpente mentre poi ogni tanto mi diceva di più». Per quanto piuttosto scioccanti, specie alla luce dell'esito (e senza contare la differenza di età tra "medico" e paziente), gli stralci del diario sarebbero il resoconto di un rapporto comunque felice. Lo ha detto l'ex medico curante della giovane paziente, che viveva a Morbegno: «Dell'anno trascorso a Lugano - ha raccontato la dottoressa Rosella Dell'Oca - la mia paziente conservava un ottimo ricordo». Da registrare, infine, le spontanee dichiarazioni dell'imputato Silvia Agoletti, braccio destro di Bernasconi, che ha difeso la bontà del metodo cosiddetto neoreichiano: «Era tutto basato sui buoni sentimenti. Alla Sanavita si amavano tutti». Si torna in aula il 22 febbraio.
Stefano Ferrari
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p.berra

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