Martedì 08 Febbraio 2011

Pedopornografia: 4 anni e 2 mesi
all'ex presidente del Basket Senna

SENNA COMASCO Si è concluso con una condanna a quattro anni e due mesi il processo nei confronti di Enrico Marelli, 50 anni, ex presidente della società basket Senna, casa e famiglia a Capiago Intimiano. Accusato di detenzione di materiale pedopornografico - e in particolare di avere diffuso attraverso internet un video che ritraeva un minore di 17 anni - Marelli è stato giudicato a Milano, la cui procura è competente per tutti le violazioni di legge che riguardano il web. Tuttora detenuto nel carcere di San Vittore, Marelli è stato processato con rito abbreviato, su richiesta dei suoi stessi avvocati difensori, che in questo modo gli hanno consentito anche di usufruire dello sconto di un terzo sulla pena: quattro anni e due mesi, codice alla mano, sono una pena tuttosommato mite alla luce del tipo di reato contestato, una pena applicata dal giudice con il via libera di un pubblico ministero concorde nel riconoscere la bontà del processo di ravvedimento avviato a San Vittore (grazie anche a un pool di psichiatri preparato e attento) e nel dare atto della piena collaborazione offerta dall'imputato. È difficile fare previsioni, ma con nove mesi di detenzione all'attivo, l'ex presidente del basket Senna può sperare in una forma alternativa al carcere, magari in un affidamento in prova ai servizi sociali, teoricamente praticabile sotto i tre anni di pena residua.
La storia di questo insospettabile padre di famiglia con la passione per la pallacanestro, deflagrò lo scorso mese di aprile, fulmine a cielo sereno nella incredulità generale. L'inchiesta fu davvero rapidissima. Fu la zia di un ragazzino di dodici anni a imbattersi in uno scambio di battute in chat line tra il nipote e quello strano utente che, oltre ad allegare una fotografia, invitava il ragazzino anche per un appuntamento dalle parti della fermata dell'autobus di San Fermo della Battaglia, in piazza. Dopo avere avvisato i genitori, la zia si sostituì al dodicenne e proseguì a chattare fino ad accordarsi per l'appuntamento, fissandolo pochi giorni più tardi. Naturalmente ci andarono un paio di carabinieri e a nulla valsero le scuse inventate lì per lì. A casa di Marelli gli investigatori trovarono anche altro:c'era una sorta di ufficio riservato dove l'uomo si collegava a Messanger, Netlog e a una serie di social forum che gli erano evidentemente utili a trasmettere immagini hard, anche via webcam. La storia era, è incredibile, anche e soprattutto alla luce delle doti e delle qualità umane che gli riconoscono tutti, o quasi, coloro che lo hanno conosciuto.

l.barocco

© riproduzione riservata