Venerdì 11 Febbraio 2011

Italia Unita, il Tricolore
proiettato su Porta Torre

COMO Calma, senza fretta, non spingete. Anche perché, tutto si può dire sulla festa di celebrazione dei cento cinquant'anni dell'Unità d'Italia, tranne che ci sia calca. Disuniti alla meta, anche sui simboli. Como non fa eccezione. Per prima è la Lega di lotta e di governo (più di lotta, in questo caso) che affossa la proposta di fare festa il 17 marzo. E lo fa per bocca di uno degli esponenti più moderati, il parlamentare Nicola Molteni, che per una volta si dice sostenitore degli industriali, e non quelli ruspanti, brianzoli, tutti casa e fabbrichetta, ma persino quelli che di solito pasteggiano a champagne. «Ha ragione la Marcegaglia - sostiene Molteni - ognuno festeggi come crede, basta che si lavori. In tempo di crisi è impensabile perdere ore di produzione per lasciare spazio alla retorica o esaltando gli sprechi. Viva la sobrietà». «Viva l'Italia» gli fa eco il segretario della Cgil comasca, Alessandro Tarpini, che invece con la Marcegaglia non vuole spartire niente e rimarca: «Sono sconcertato da quello che sta succedendo, poiché mai come in questo periodo di divisioni dovremmo trovare un momento, una giornata di riconciliazione, invece l'unica cosa che riusciamo a fare è litigare. E non mi si dica che il problema è un giorno di lavoro in più o in meno: quest'anno il 25 aprile coincide con Pasquetta e il primo maggio è una domenica, con Natale e Capodanno nel fine settimana. Comunque non mi stupirebbe che il governo ci ripensasse e abrogasse la festa appena istituita: é l'unica cosa fatta finora per i lavoratori dipendenti». Sulla stessa lunghezza d'onda anche Chiara Braga, onorevole del Partito Democratico, che pur in fatto di divisioni non ha nulla da imparare, essendo già bravo da sé. Forse proprio per questo, sull'Unità è categorico. «Non credo che le sorti economiche nazionali dipendano da un giorno di festa - dice la Braga - e considero anche riduttivo fare dell'aritmetica delle festività, calcolando quando cade il 25 aprile o il primo maggio. È una questione di principio, punto. Lo spaccarsi anche su questo fatto è assai negativo». Dello stesso tenore, anzi, ancor più grave è il commento dell'assessore alla cultura, Sergio Gaddi, che su questo tema veste i panni di un novello Nino Bixio, e imposta ancora di più la voce da attore navigato, a difesa della bandiera. «È un'ipocrisia e una vera assurdità - sentenzia, baritonale - l'andare a lavorare invece di far festa in quel giorno. Per me il tricolore, l'inno, la patria, l'Unità nazionale sono un valore, senza se e senza ma!». Come mai allora il Comune non ha ancora annunciato nulla? Qui il tono s'incrina. «Mah... Beh... Con questa crisi, i chiari di luna, il momento delicato... Ma prometto - e qui il tono riacquista cipiglio - che faremo senz'altro qualcosa. Vogliamo dare valore al nostro straordinario museo del risorgimento. E non solo. Ho chiesto al comitato nazionale di considerare tra le opere finanziate dallo Stato il restauro della statua di Garibaldi, in piazza Vittoria. E prima dell'estate proietteremo la storia dell'Unità nazionale su Porta Torre». Il tricolore è servito.
Giorgio Bardaglio

p.moretti

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