Lunedì 28 Febbraio 2011

Mamme sì, ma anche lavoratrici
Casa e figli possono attendere

COMO Sempre meno donne lasciano il lavoro per maternità: è il segno dei tempi, tempi duri per l'occupazione e per i bilanci familiari, ma anche dei tanti atteggiamenti cambiati nei confronti della propria vita e della propria personalità. La maternità è considerata un valore, spesso anche il valore supremo, ma anche il posto di lavoro, conquistato a suon di sacrifici, di studi, di tentativi per trovarlo, non è un accessorio, né un lusso: è indispensabile per vivere e per realizzarsi.
La tendenza delle donne a mantenere la propria attività extradomestica e a conciliarla con la famiglia è sottolineata dalla direzione provinciale del lavoro: l'anno scorso ha convalidato 283 dimissioni di lavoratrici madri, il 10% in meno rispetto al 2009. La convalida delle dimissioni da parte della Direzione Provinciale è prevista per legge, a «tutela delle lavoratrici madri», come spiega la direttrice provinciale, Silvia Campi, fino al primo anno di vita del bambino. Tutela? «La Direzione verifica che si tratti veramente di dimissioni volontarie e non di licenziamenti mascherati - continua la dottoressa Campi - in questo senso, la donna è tutelata, per evitare forzature». A volte, le dimissioni sono forzate indirettamente. Per esempio, ci sono lavoratrici madri che si dimettono perché la sede è lontana o è stata trasferita e il trasporto ruba troppo tempo rispetto a quello da dedicare alla famiglia. Oppure, hanno chiesto il part time, ma non è stato loro concesso, non hanno nessuno che possa sostituirle nella cura dei figli. Ma c'è anche chi sceglie di dedicarsi completamente al neonato e alla famiglia, riservandosi di cercare un altro posto e di rientrare nel mondo del lavoro quando i figli saranno grandi. Le dimissioni per fascia d'età, l'anno scorso: una, inferiore ai 18 anni e due di età superiore ai 45 anni. Dai 19 ai 25 anni, le dimissioni sono state 15; dai 36 ai 45 anni, 81 e la fascia maggiore riguarda 184 lavoratrici madri nella fascia d'età fra i 26 e i 35 anni, secondo le puntuali statistiche della Direzione Provinciale del Lavoro. Ma forse non si tratta solo di statistiche sul lavoro delle madri: si tratta di cifre da osservatorio sociale, che mettono in evidenza tanti cambiamenti. Sono finiti per sempre i tempi in cui le donne lavoravano finché si sposavano o fino al primo figlio, come hanno messo in evidenza tanti studi e ricerche sulla storia del settore serico comasco, a prevalente componente femminile.  Per esempio, si profila la tendenza a spostare più avanti, rispetto agli anni passati, l'età della maternità. Le dimissioni per settore produttivo: due in agricoltura, due nel credito e nelle assicurazioni, 50 nell'industria e 99 nel commercio. La quota maggiore: «altro», indica sinteticamente la Direzione Provinciale. Potrebbe trattarsi dell'artigianato e delle professioni, dei servizi alla casa, alla persona e all'impresa. In ogni caso, il colloquio per convalidare le dimissioni non è superficiale, vengono richiesti dati, viene formulata una scheda. Contenziosi? «Mai - sottolinea la direttrice provinciale - Ridotti a zero, intanto perché il licenziamento di una lavoratrice in quanto madre sarebbe subito impugnato e il datore di lavoro andrebbe incontro a sanzioni molto pesanti». 
Maria Castelli

a.savini

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