Martedì 01 Marzo 2011

Trent'anni per accertare una tassa
«Il nostro sistema fiscale fa ribrezzo»

COMO - Ventinove anni d'attesa per sapere di che tasse morire: è la storia del titolare di uno storico autolavaggio comasco, resa nota dal presidente di Confesercenti, Sergio Ferrario, allo scopo di far conoscere «il ribrezzo per questo nostro sistema fiscale». Dal 1982, c'è una pratica intestata all'operatore: contiene un avviso d'accertamento d'imposte Irpef  ed Ilor, impugnato davanti alla Commissione Tributaria di Como. Nel 1993, la Commissione si pronunciò: il Fisco ha torto, il ricorrente ha ragione e il ricorrente, da allora, aspetta il rimborso o di andare alla pari tra debiti e crediti fiscali. Invece, per raccomandata a ricevuta di ritorno, nei giorni scorsi, la sezione di Milano della Commissione Tributaria Centrale, notifica: «Ai sensi dell'articolo 27 (comma 3°) del Dpr 26 ottobre 1972 e successive modificazioni, si comunica che il giorno 13 maggio 2011 alle ore 15 nei locali della sede di questa commissione, il Collegio sopra indicato discuterà i seguenti ricorsi contro la decisione n. 1179 del gennaio 1993 pronunciata dalla Commissione Tributaria di II grado di Como». E specifica: Atto Avviso di accertamento Imposta Irpef più Ilor anno: 1982, registro generale 1994. Ricorso principale presentato da Ufficio Distrettuale delle imposte dirette di Como. Questo ufficio non esiste più, è ormai Agenzia delle Entrate. Fantasmi del passato?  «E' una vicenda disgustosa», sottolinea Ferrario. « Il nostro associato è in credito d'imposta - spiega - cioè ha pagato più di quanto avrebbe dovuto ed è vero, perché la Commissione Tributaria gli ha dato ragione. Ma Il Fisco non è convinto, perseguita vita natural durante». Se è per questo, il Fisco non consente neppure di morire in pace. «Se il nostro associato fosse stato in torto - interviene il direttore di Confesercenti, Angelo Basilico - la società di riscossione l'avrebbe già ipotecato, pignorato, beni all'asta e nome alla gogna, ganasce fiscali agli impianti. Invece non è stato fatto niente contro il contribuente. La pratica è finita chissà dove e adesso l'hanno riportata alla luce. Come concludere? Lo Stato è un nemico».
I documenti contabili si conservano per dieci anni: come sarà possibile ricostruire la pratica? «Questo non è l'unico caso, purtroppo - sottolinea Ferrario - Così vanno le cose in questo Paese del quale ci apprestiamo a celebrare il 150esimo anniversario. È solo pura ipocrisia stupirsi della disaffezione alle istituzioni e alla politica, in una Nazione con il più alto livello di pressione fiscale e con il più elevato debito pubblico del mondo occidentale». Per ipotesi, l'atto supremo si potrebbe concludere a sfavore del titolare dell'autolavaggio, costretto a pagare interessi e sanzioni di trent'anni.
Maria Castelli
m.castelli@laprovincia.it

p.berra

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