Martedì 08 Marzo 2011

"Io a spasso nel parco con il killer
Mi parlava della moglie morta"

COMO Il nonno e il killer sulla stessa panchina. Avanti così per mesi. Mattino e pomeriggio. Senza che il nonno scoprisse che il suo nuovo amico, «il francese», fosse ricercato dalla polizia per aver ucciso la moglie in Francia due anni prima. Il nonno è Mario Nicollini, «98 anni e sei mesi». Il killer è Antonio La Malfa, 73 anni, siciliano d'origine ma ribattezzato «francese» per la provenienza, quella sì, confessata al suo amico dei giardinetti di viale Varese. «Lui li salutava i poliziotti, lo sa? Perché loro passavano, salutavano me "Buongiorno Nicollini" e lui rispondeva con il suo accento che era meridionale, non francese. Sono rimasto così male quando ho letto di lui sulla Provincia. Ho detto: chiamo il giornale e gli racconto che persona era, uno per bene». Si commuove, Nicollini, perché lui a La Malfa si era affezionato. «Era una brava persona. Educato, pulito, in ordine. Pensi che quando arrivavano i miei amici, lui si alzava dalla panchina per lasciare loro il posto».
Si erano incontrati la scorsa estate: «Io ero seduto ai giardinetti. Lui, che viveva al 2 di via Borsieri, è arrivato, io stavo leggendo il giornale. Mi ha chiesto se poteva sedersi e abbiamo iniziato a parlare. Però guardi, era molto serio e educato. Parlava poco e solo con me. E neanche troppo. Di politica, per esempio, niente. Quando io e i miei amici Stava sempre ai giardinetti, dalle 10 a mezzogiorno e dalle 15 alle 18 perché poi diceva che andava a casa a farsi da mangiare. Cucinava lui e faceva la spesa. Ed era molto attento. Andava alla Standa o in altri posti e mi diceva: "questo l'ho pagato meno di qua, questo di là"». Dell'omicidio, ovviamente, nessuna parola. «Mi aveva detto che sua moglie era morta due anni fa». Nicollini, fa una pausa e si ferma. Allarga le braccia e prosegue: «Per forza l'aveva fatta morire lui». E si commuove di nuovo. «Però, io non so, forse un raptus di violenza. Perché proprio non avrei mai immaginato. Era una brava persona. Pensi che quando passavano i bambini mi salutavano: "Ciao nonno". E anche lui sorrideva. Pensi. Una volta ero a casa malato. È venuto a casa mia, mi ha citofonato, è salito e quando mi ha visto ha detto: "Adesso che so che sta bene posso andare". Gli ho detto:non vuole fermarsi? Bere qualcosa. Niente. Dieci minuti è andato. E pensi. Delle volte io dormivo al pomeriggio e mia moglie andava per prima ai giardinetti. Lui si informava su dove fossi, poi quando arrivavo mi diceva: ho fatto compagnia a tua moglie. È un problema? No, no si figuri, dicevo io. L'ho trovato giovedì che andava in farmacia. Ho chiesto tutto bene? "Faccio un giro", mi ha risposto. Aveva la barba lunga, i capelli no. Ma la barba quando l'ho conosciuto all'inizio in effetti non l'aveva, l' ha fatta crescere poi. Di recente aveva comprato un giubbotto in viale Varese, stava bene. Mi aveva parlato del figlio, mi aveva detto che era lontano e non lo vedeva da due anni. Poi, un'altra cosa, mi ha detto che andava al Sant'Anna tutte le settimane perché era ammalato».
Nicollini ancora rammarica: «No, non posso andarlo a trovare in carcere. Ma chissà lui come si sente. Dirà: chissà cosa pensa Nicollini di me».
Anna Savini

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