Sabato 09 Aprile 2011

Strage di Erba: adesso Azouz
"ha dubbi" su Rosa e Olindo

ERBA «Penso che qualcosa manchi, giustizia per la strage di Erba forse non è stata fatta: Rosa e Olindo forse sono innocenti o forse sono colpevoli, ma non ne sono più sicuro. Credo che il processo andrebbe rifatto tutto dall'inizio» Azouz Marzouk, dal suo confino in Tunisia ha lanciato dalla trasmissione "Quarto Grado" di Rete4 i suoi dubbi, maturati sorprendentemente solo ora, a venti giorni dall'apertura del processo di Cassazione per i coniugi Romano, condannati sia in primo grado che in Appello a quattro ergastoli per la strage di Erba.
Azouz, che nella mattanza aveva perso il figlio di 2 anni, la moglie Raffaella e la suocera, non aveva esitato a definire mostri Rosa e Olindo durante le udienze dei primi due gradi ma ora sembra essere assalito da dubbi che però non sa spiegare con precisione: «Una macchia di sangue di Raffaella all'interno dell'appartamento, segno che qualcuno la stava aspettando in casa» questa sembra essere l'unica motivazione che porterebbe il tunisino a nutrire ora il dubbio sulla colpevolezza dei coniugi Romano.
L'avvocato di Azouz, Roberto Tropenscovino, ha preso le distanze dal suo assistito: «Mi dissocio - taglia corto il legale lecchese - Non condivido quanto da lui dichiarato che ritengo essere più il frutto della sua esasperazione per non poter rientrare in Italia e dalla sua situazione economica attuale che non da un suo reale convincimento. Detto questo, voglio precisare che in qualità di avvocato di parte civile attendo solo il processo di Cassazione a Roma il 3 maggio quando i supremi giudici metteranno la parola fine a tutta la vicenda. A quel punto giungerà il momento in cui si potrà anche buttare via la chiave della cella di chi si è macchiato di un reato terribile come la strage di Erba».
La famiglia Castagna non vuole commentare le dichiarazioni di Azouz Marzouk. «Non vogliamo entrare in una polemica che sarebbe del tutto sterile» tiene a precisare Giuseppe Castagna. «Tutti i famosi dubbi che erano stati paventati prima del processo d'Appello erano stati puntualmente smontati e le sentenze di primo grado confermate. Era scontato che il pool difensivo avrebbe tentato in ogni modo di riaprire il caso ma l'unico modo in cui poteva farlo era sulle televisioni o sui giornali compiacenti alla loro linea: in Cassazione verrà messa la parola fine e giustizia sarà definitivamente fatta».

m.butti

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