Mercoledì 27 Aprile 2011

Fatture false a Como:
la scure della prescrizione

COMO Centosettanta milioni di euro in fatture false, ma il reato è ormai prescritto. E la cancellazione del reato è di fatto assicurata qualora passasse la riforma della prescrizione breve.
Rischia di essere in gran parte spolpata, l'inchiesta condotta dalla procura di Como sul fallimento della Premium sas di Lasnigo, che ha coinvolto un imprenditore e tre commercialisti lariani accusati di emissione e utilizzazione di fatture false, bancarotta fraudolenta e ricorso abusivo al credito. I capi d'accusa legati alle circa 7mila fatture considerate fittizie dagli uomini del nucleo di polizia tributaria, siccome riferiti agli anni tra il 2002 e il 2004, quando cioè sarebbe stato creato - nella lettura degli inquirenti - il dissesto che ha condotto al fallimento del 2007, sono ormai prescritti. E, anche qualora l'iter processuale dovesse prendere una corsia preferenziale arrivando a un'ipotetica - e ovviamente per nulla scontata - condanna in primo grado, ci penserebbe la riforma della prescrizione breve a dare un colpo di spugna definitivo alla fastidiosa accusa di aver utilizzato ed emesso (o, nel caso del collegio sindacale, omesso di vigilare e avvallato) false fatture per circa 170 milioni di euro.
Prescrizione che, invece, non riguarderebbe l'accusa di bancarotta fraudolenta, in ogni caso legata a doppio filo alla vicenda delle presunte fatture fittizie. La bancarotta, infatti, non solo è punita con una condanna più elevata rispetto alle false fatturazioni, ma la data della consumazione del reato viene calcolata a partire dal giorno della dichiarazione di fallimento della società, e non dell'emissione delle fatture considerate farlocche e utilizzate, secondo gli inquirenti, ad uso esclusivo del fisco.
Fatti due calcoli sui tempi di prescrizione le fatture contestate per gli anni di imposta del 2002 e del 2003 sono reati di fatto ormai prescritti, mentre per quel che riguarda il 2004 l'estinzione per legge della contestazioni scatterebbe ben prima della fine di quest'anno e solo in caso di sentenza entro questo termine i tempi si prolungherebbero: di un anno e mezzo con l'attuale norma, di appena un anno con la prescrizione breve.
La procura, per il fallimento della Premium, ha chiesto il processo per l'imprenditore di Lasnigo Dario Rossi, socio accomandatario della società travolta dal dissesto decretato dal tribunale di Como, e per i componenti del collegio sindacale a partire dal presidente, Antonio Prandin di Cavallasca, ai sindaci effettivi ovvero Fabio Maria Palmieri, con studio professionale a Como in via Ferrari e Franco Brenna, di Mariano Comense. Tutti professionisti molto noti e con numerosi incarichi in numerose società. Palmieri, ad esempio, è tuttora membro di una decina di consigli di amministrazione e ricopre cariche di vigilanza in una quarantina di società, tra le quali Acsm Ambiente. Brenna, dal canto suo, è presidente - tra l'altro - della Mariano Comense Servizi. Per tutti il pubblico ministero Massimo Astori ha chiesto il rinvio a giudizio.

a.savini

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