Mercoledì 11 Maggio 2011

Cantù, al museo dei Combattenti
si scatena la guerra delle chiavi

CANTU' Guerra delle chiavi al Museo dei Combattenti di Cantù, in via Rebecchino, che accoglie varie testimonianze, dal Risorgimento in poi. «Purtroppo non ho potuto entrare, perché qualcuno ha sostituito le chiavi del cancello d'ingresso» dice sconsolato Luigi Franchi, che da lungo tempo si occupa delle associazioni dei combattenti non soltanto a livello canturino, ma anche provinciale.
A cambiare le chiavi del cancello d'ingresso è stato il proprietario dello stabile, vale a dire la Cooperativa Sant'Ambrogio. Vecchie ruggini, si dirà, ma nemmeno, un semplice problema di comunicazione.  «I problemi sono nati quando è morto il signor Giovanni Toppi. Noi non abbiamo più alcun referente a cui rivolgerci – afferma Paolo Frigerio, amministratore della Cooperativa - Abbiamo quindi provveduto a sostituire la serratura del cancelletto di entrata, non avendo avuto finora riscontri. Una copia delle chiavi del cancello è disponibile all'ufficio Cultura del Comune. Poi il signor Franchi non faccia tante storie, se ha bisogno di entrare sa benissimo a chi rivolgersi, visto che la chiave del Museo l'ha avuta sempre lui, che sia quella ufficiale o una copia». In ogni caso le associazioni dei combattenti restano nell'edificio di via Rebecchino, dove sono ospitate a titolo gratuito.
Che questa collezione possa essere di qualche valore lo dimostra un fatto recente: l'interesse di un laureando, che aveva saputo dell'esistenza a Cantù di un Museo dei Combattenti. Dovendo discutere una tesi su uno dei Mille, originario di Cantù, il capitano Luigi Mazzucchelli, lo studente di Storia Angelo Sala Tenna pensava di poter accedere a questa raccolta di cimeli di tutte le guerre e anche alla divisa e al ritratto di Mazzucchelli: senonché  si è trovato il cancello del Museo sbarrato.
Eppure, soltanto recentemente, in occasione della Giornata del Fai il museo è stato aperto con lo svolgimento di alcune visite guidate da parte delle associazioni d'arma locali.
Vi è anche qualche timore in quanto questo museo è veramente un “unicum” nella storia cittadina, in quanto conserva documenti e cimeli delle varie campagne del Risorgimento e di tutte le guerre successive, comprese quelle di Libia e le campagne d'Africa.
Vi sono non soltanto registri e documenti cartacei, ma anche numerose armi regolarmente denunciate e materiali d'epoca: divise, borracce, cinturoni, un considerevole patrimonio di ritratti; perfino un relitto del dirigibile “Città di Milano” esploso a Cassina Novello nel 1914.
L'augurio è che al di là della controversia sull'utilizzo dei locali il contenuto non vada frazionato o disperso, trattandosi di una sorta di nucleo fondamentale di un museo di storia patria in piena regola. E chi ama questo genere di documenti sa quanto sono pericolosi i traslochi per preziose raccolte. Certo, non risaliamo ancora all'epoca del guerriero di Giussano, se mai sia esistito veramente: ma c'è tutto il notevole contributo di sangue dato dai Canturini, di nascita ma anche di adozione, alle guerre per l'indipendenza nazionale.

r.foglia

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