Mercoledì 18 Maggio 2011

Escort in via Carso
Non c'è stato sfruttamento

COMO Dopo sei notti di carcere, il giudice preliminare del tribunale di Como Maria Luisa Lo Gatto ha concesso gli arresti domiciliari alla 73enne e al 64enne arrestati la scorsa settimana nell'ambito della indagine sul residence delle escort di via Carso. Il giudice scrive che «sono attenuate le esigenze cautelari, pur ancora sussistenti». Entrambi gli indagati, assistiti dagli avvocati Davide Giudici e Fabio Gualdi, hanno del resto risposto a tutte le domande poste dal magistrato, contribuendo a chiarire alcuni passaggi ritenuti centrali della vicenda. È emerso, in particolare, che né la signora né  il coindagato - suo collaboratore da una vita - percepissero denaro direttamente derivante dall'attività delle ragazze: in altre parole non può essere loro contestato il reato di sfruttamento della prostituzione. Per la locazione degli appartamenti percepivano un affitto calibrato sui prezzi del mercato immobiliare, totalmente disgiunti da altre variabili. Lo hanno chiarito anche le stesse prostitute, quasi tutte sudamericane: interrogate dalla guardia di finanza, hanno rivendicato quasi orgogliosamente di non avere "padroni", e di averli avuti meno che mai nel residence di via Carso. In sostanza l'accusa nei confronti dei due insospettabili è quella di avere in qualche modo agevolato l'attività delle escort, il che basterebbe già di per sé a configurare, in base alla legge Merlin, una tipologia di reato perseguibile con il carcere. La donna e il suo collaboratore si dichiarano, ovviamente, innocenti. Affittavano, riscuotevano, e nulla di più. Sarà interessante seguire la prosecuzione dell'indagine e, a questo punto, anche il processo che dovesse conseguirne. Resta il malcelato sconcerto, soprattutto da parte dei familiari, per l'arresto di una signora ultrasettantenne e incensurata, che ai nipotini potrà raccontare di avere trascorso sei notti in un carcere, avventura di cui avrebbe volentieri fatto a meno.

a.savini

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