Lunedì 27 Giugno 2011

Ca' d'Industria, già 7 richieste
in un anno di veleni e calunnie

COMO Dicono che inizino così anche le valanghe. E poi finisce che nessuno riesca più a controllarle. In poco più di un anno, attorno alla Ca' d'Industria, s'è consumata una battaglia che, ad oggi, conta almeno sette differenti fascicoli d'inchiesta aperti in procura e non meno di otto indagati. Nella casa di via Brambilla, insomma, di riposo nell'ultimo anno ve n'è stato ben poco tra veleni, polemiche, diffamazioni presunte, calunnie e ipotesi di complotto.
La cronistoria di un anno vissuto pericolosamente comincia con l'esposto presentato dalle minoranze in consiglio comunale contro l'esternalizzazione del servizio mensa della casa di riposo. Il cda guidato da Domenico Pellegrino affida, senza gara, ad Fms - società controllata da una fiduciaria - un appalto decennale e milionario. Le opposizioni in comune ci leggono motivi sufficienti per interessare la procura di Como, allora guidata dall'ormai ex capo Alessandro Maria Lodolini. Il fascicolo viene affidato al pm Simone Pizzotti, il quale non fa in tempo neppure a leggere il contenuto della denuncia che si arriva alla seconda inchiesta su Ca' d'Industria: è il primo giugno ed è lo stesso Pellegrino a presentare al sesto piano del palazzo di giustizia una denuncia contro due cuoche in servizio a Villa Celesia, struttura della casa di riposo gestita dalla fondazione di via Brambilla. L'accusa è di adulterazione alimentare per aver volutamente - secondo l'ipotesi iniziale - "guastato" la cena da servire agli ospiti il tutto solo per mettere in cattiva luce l'operato di Fms. Il fascicolo viene affidato al pubblico ministero Daniela Meliota.
Mentre cala l'oblio sull'esposto per l'esternalizzazione del servizio mensa, questa seconda inchiesta procede invece spedita arrivando addirittura - siamo a fine giugno - a ipotizzare un complotto ordito da alcuni dipendenti contro i cda di Ca' d'Industria. Ad agosto, quando viene convocato in procura Davide Scarano, dipendente della casa di riposo tra i più critici nei confronti dei vertici della casa di riposo, ormai nessuno ricorda che ci sarebbe aperta pure l'inchiesta sull'esternalizzazione del servizio mensa. Pochi giorni dopo Scarano viene indagato per istigazione a delinquere e il 17 settembre i carabinieri - su mandato della procura - gli perquisiscono la casa ipotizzando a suo carico pure l'accusa di diffamazione ai danni del presidente Pellegrino, che curiosamente presenterà formale denuncia - lui e il resto del cda - solo una settimana più tardi (e la diffamazione è uno di quei reati perseguibili solo a querela di parte). E siamo a tre inchieste. La quarta viene aperta il 10 novembre, quando il consigliere di Rifondazione Donato Supino viene convocato nell'ufficio della polizia giudiziaria del pm Meliota e iscritto per diffamazione (accusa archiviata nelle scorse settimane, su richiesta di altro pm). Sempre tra fine autunno e inizio inverno il pm Meliota e un sottufficiale della guardia di finanza in servizio presso la sua polizia giudiziaria denunciano per diffamazione Davide Scarano, querele che si traducono in due fascicoli: uno a Como, l'altro (per competenza) a Brescia.
Intanto ai vertici della procura avviene il cambio della guardia. Lodolini va in pensione e arriva, da Trapani, Giacomo Bodero Maccabeo. Siamo nel 2011. A fine marzo, tre mesi dopo aver denunciato il suo indagato per diffamazione, il pm titolare del caso Scarano notifica al dipendente di Ca' d'Industria la richiesta di rinvio a giudizio. Ed è a questo punto che qualcosa cambia.
L'avvocato di Scarano, Fulvio Anzaldo, trova nel fascicolo d'inchiesta la testimonianza di un vigile urbano di Como che accusa il suo assistito di comportamenti ai limiti della violenza durante una manifestazione di protesta e scatta la denuncia per calunnia. Il fascicolo (il settimo) viene affidato al pm Mariano Fadda. Gli indagati salgono presto a quattro: il vigile e ben tre componenti il cda - ora decaduto - della fondazione, tutti accusati di aver calunniato Scarano. Nel frattempo pure l'inchiesta sull'esternalizzazione del servizio mensa si rivitalizza all'improvviso. Il fascicolo viene cointestato oltre che al pm Pizzotti pure allo stesso Fadda. La finanza perquisisce gli uffici di Ca' d'Industria e quelli della fiduciaria titolare delle quote di maggioranza di Fms e vengono anche ipotizzati alcuni reati, sui quali la procura sta ora lavorando: peculato, corruzione e turbativa d'asta. E mentre il cda rimetteva il mandato, dopo l'approvazione di un bilancio disastroso con un passivo di ben 632mila euro, attorno alla fondazione si iniziava a sentire, fragoroso, quel rumore di valanga. Di quelle che travolgono tutto e tutti. E i colpi di scena potrebbero non essere finiti.
Paolo Moretti

a.savini

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