Venerdì 08 Luglio 2011

Irpef, per tanti è una beffa
A Como si paga, a Cantù no

COMO - Era il 1999 e Stefano Bruni non era sindaco, ma assessore al Bilancio a Palazzo Cernezzi nella seconda giunta Botta. Quell'anno ha segnato, sul fronte delle tasse comunali, una data storica visto che è stata introdotta l'addizionale Irpef con aliquota allo 0.2% che, da allora, i comaschi si ritrovano alla voce "trattenute" della busta paga. Una tassa che, se è vero che non è mai stata ritoccata al rialzo, lo è altrettanto il fatto che si sia tramandata di bilancio in bilancio in questi undici anni senza mai sparire.
A dieci chilometri di distanza, a Cantù, non esiste nemmeno. Insomma, i comaschi pagano, i canturini no. Poi ci sono piccoli Comuni (come Canzo, Castelnuovo Bozzente, Ponna) che hanno il primato delle aliquote più alte, raggiungendo lo 0.8%. E, ovviamente, non c'è solo la città del mobile ad aver scelto di non chiedere nulla ai cittadini. Ci sono infatti altri piccoli Comuni che non applicano l'addizionale. È evidente che, non fosse altro che per una semplice questione di opportunità politica, è molto difficile decidere di introdurre la tassa dove non c'è, più semplice è invece l'aumento. I sindaci dei Comuni sono infatti restii ad andare dai cittadini con il cappello in mano prendendosi l'onere di introdurre nuova tassazione. Sarebbe una mossa difficile da giustificare (seppur con tutti i tagli messi in atto da Regione e Stato) e dalla molto probabile punizione al momento del voto. Nelle casse di Palazzo Cernezzi l'addizionale porterà - secondo le previsioni per il 2011 - circa 2 milioni e 600 mila euro (la voce esatta arriva a 3 milioni e 700 mila poiché include anche le compartecipazioni). Significa, in media, poco meno di 40 euro per ciascun cittadino (esclusi i minori di 18 anni). Un'entrata non trascurabile e che si va ad aggiungere alle altre imposte. Il comasco paga, ma cosa guadagna?
«L'addizionale Irpef - spiega l'assessore al Bilancio Sergio Gaddi - è stata istituita nel 1999 e, da allora, non è stata più toccata. Noi, proprio grazie alla nostra politica rigorosa sui conti pubblici, siamo riusciti quest'anno a garantire i servizi senza aumentare praticamente nulla, né imposte, né canoni, e nemmeno la Tarsu (la tassa rifiuti, ndr) nonostante la percentuale di copertura ce lo avrebbe consentito. Solo per alcune tariffe abbiamo applicato l'adeguamento Istat dell'1.9%. Il tutto a fronte, solo nel 2011, di 2 milioni e 700mila euro di minori trasferimenti da parte dello Stato». Un quadro economico che, secondo l'assessore, non lascia spazio a manovre o a drastici cambi di rotta. «Altro che azzerarla - dice - in questa situazione complessiva, l'essere riusciti a non toccare i cittadini è stato un miracolo dal punto di vista finanziario. Eliminare l'Irpef vorrebbe dire toccare la carne viva dei servizi offerti al cittadino: solo nel settore sociale il Comune di Como spende 21 milioni di euro, nell'istruzione 7 milioni. In più è di questi giorni la polemica sull'ulteriore necessità di fondi per i minori (650mila euro per i nuovi 15 casi di affido decisi dal tribunale, ndr). Eroghiamo una quantità di servizi enormi: asili, mense, pre e dopo scuola solo per citarne alcuni. È una tassa nella sostanza equa perché colpisce in proporzione al reddito». Anche a Cantù, però, i cittadini hanno servizi eppure non hanno il balzello. «Io parlo per Como - aggiunge ancora Gaddi - e faccio presente che noi eroghiamo una pluralità di servizi e siamo riusciti a non scaricare gli aumenti, che ci sono stati, sui cittadini». Nessuna chance di vedersi cancellata la voce dalla busta paga. Su questo il titolare della delega al Bilancio è perentorio: «Toglierla - sostiene - vorrebbe dire, nelle condizioni in cui siamo, tagliare i servizi oppure aumentare imposte molto più ingiuste e, questo, non avrebbe alcun senso. Con tagli e meno risorse alla fine siamo un Comune virtuoso e sano da un punto di vista finanziario».

p.berra

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