Mercoledì 04 Luglio 2012

Denise, il pm non crede
alla tesi dell'"incidente"

COMO C'è una fotografia, scattata dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri, che ha la forza di mille parole.
Un'immagine presa dall'interno della casa di via Barberini da cui è partito il colpo che ha ferito la piccola Denise, e che simula la visuale che aveva lo sparatore quando - per sua stessa ammissione - ha mirato alla lattina appesa fuori sul balcone. In primo piano si vede il barattolo di birra olandese usato come bersaglio. E sullo sfondo, in linea retta, l'incrocio tra via Alla Cava e via Bellinzona.
Quando Leonardo Zarrelli esplose quei cinque colpi di carabina, la notte dei festeggiamenti per la vittoria dell'Italia contro la Germania, la canna del fucile era inevitabilmente rivolta sulla strada. Non hanno dubbi gli inquirenti, a cominciare dal pubblico ministero Mariano Fadda, titolare dell'inchiesta. Il quale, però, nella richiesta di convalida del fermo non fa mistero di non credere alla ricostruzione dell'arrestato.
In vista dell'interrogatorio di questa mattina da parte del giudice delle indagini preliminari Luciano Storaci, il magistrato ha infatti ipotizzato due ipotesi, sulla dinamica di quanto accaduto giovedì notte, ben più gravi rispetto a quella ricostruita dallo stesso Zarrelli. La prima: la possibilità che lo sparatore mirasse non già al barattolo che era fuori dal balcone di casa sua, ma addirittura a uno specchio stradale a 150 metri di distanza, ai lati di via Bellinzona. Peraltro in un momento in cui la strada era particolarmente affollata.
La seconda: che quella sera l'uomo avesse deciso di vendicarsi di un tunisino suo vicino di casa, con il quale aveva avuto un diverbio nei mesi precedenti, e che quella sera si trovava in strada. Il pm arriva addirittura a ipotizzare che, approfittando del caos per la vittoria dell'Italia, lo sparatore in realtà tentasse di colpire il vicino.
Paolo Moretti

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a.cavalcanti

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