Venerdì 16 Novembre 2012

Dagli 8mila alla diga di Moledana
Oreste Forno, una vita sui monti

ERBA Una terrazza grande quanto un lago. È la diga di Moledana da dove si affaccia l'alpinista e scrittore erbese Oreste Forno. La sua è una professione speciale: è il custode della diga che chiude la Val dei Ratti, sopra il paese di Frasnedo, in provincia di Sondrio. Con turni periodici dalla sua casa di Erba sale in vetta a fare "Il mestiere più bello del mondo", come dice il titolo del libro appena uscito da Bellavite.

Dal 2004 per incarico della Edison Forno, 61 anni, è il guardiano della diga di Moledana, aggrappata al monte Tracciolino. Da lassù il mondo è un'altra cosa. «La custodia è organizzata su turni che possono variare da una settimana a periodi più lunghi d'inverno - spiega Forno - . Avrei potuto continuare a girare il mondo, ma alla fine non posso desiderare un posto migliore di questo. Inoltre in questo modo posso dedicarmi molto di più alla famiglia, ai miei ragazzi Franco e MatteO (dodici e dieci anni) che spesso hanno visitato la diga. Qui le giornate e soprattutto le nottate sono lunghe. Di solito le riempio scrivendo. Ho iniziato così a scrivere, inventando favole per i miei bambini».

Molti vanno a trovare il guardiano della diga, prendono una boccata d'ossigeno e non solo in senso letterale. Il tempo prende un altro ritmo, quello delle stagioni e semmai dei passi di una lunga camminata. «Si deve fare fatica - dice Oreste Forno - per arrivare alla diga. Un piede dietro l'altro, ci si accorge che ci eravamo sbagliati, che forse il mondo non è o non dovrebbe essere quello della fretta, del tutto e subito, del tempo che corre e non ci si guarda più in faccia».

Fare il guardiano della diga è insomma una professione contemplativa, oltre che molto pratica. Il guardiano deve riconoscere pozzi piezometrici, sfioratori e risalire con il trenino i tornanti del Tracciolino per raggiungere la sua postazione. La centralina di controllo dà direttamente sul grande bacino idrico trattenuto dall'immensa muraglia. Tutto intorno le creste diventano ghiacciai e d'inverno serve attrezzarsi con mezzi chiodati per raggiungere il posto di lavoro in vetta. Ha preferito il silenzio nella conca tra la Valtellina e la Val Chiavenna a tante strade apparentemente più invitanti.

Per un certo periodo Forno è stato professionista dell'Ibm, con una carriera da manager che gli si prospettava ricca di successi. Come alpinista è fra è i pochi che hanno potuto ammirare il cielo degli ottomila, e avrebbe potuto diventare uno dei numeri uno dell'alpinismo internazionale. Ma c'è qualcosa che gli ha fatto cambiare idea: il cielo a specchio nella conca del Tracciolino.

f.tonghini

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