Giovedì 31 Gennaio 2013

Quando la poesia
è ''Senza tabù''

Monza - Poco più di un anno fa non è che fosse una certezza. Anzi, altrove, in Svizzera, forse c'erano più possibilità di sviluppare un progetto che fino ad allora aveva marciato soprattutto sulle strade e i palchi e gli spazi pubblici di Monza. Insomma, sì: i cordoni della borsa per la poesia sembravano sempre più stretti, sulle sponde del Lambro. Ma non sarà così - ed è la seconda conferma in poche settimane della sopravvivenza di importanti appuntamenti culturali monzesi, dopo la Biennale giovani.
PoesiaPresente è viva e vivrà ancora in città per il settimo anno: tante sono le edizioni di uno dei pochi, forse l'unico, festival dedicato alla poesia contemporanea e soprattutto alla poesia nel suo rapporto con il teatro, o la teatralità, o ancora la fisicità dei versi.
La poesia in carne e ossa, verrebbe da dire, se non venisse ancora il dubbio che una qualsiasi definizione non sia abbastanza capiente per giustificare il senso dell'evento monzese. Basterà frequentarlo, per capire: diluito in tre mesi a partire dal 7 febbraio, quando debutterà al teatro Binario 7 con “Milano ictus”, lo spettacolo crossover che miscela teatro e poesia, italiano e dialetto, musica, scritto da Dome Bulfaro che segue la direzione artistica di PoesiaPresente insieme a Enrico Roveris.

Il primo dei tre spettacoli (il 21 marzo “Jannacci, il Tessa e alter du s'ciopàa” e il 18 aprile “Pagina quaranta”) tutti già nel repertorio del gruppo Mille gru/PoesiaPresente, cui verranno aggiunte le presentazioni di nuovi progetti e dei libri editi dalla stessa Mille gru, come il recente “Tita su una gamba sola” di Patrizia Gioia. Sarà un'edizione “Senza tabù”, fatta anche della volontà di tirare le somme di sette anni di attività poetica e artistica a Monza, capaci di portare i suoi protagonisti anche a Edimburgo e a Melbourne. Senza tabù, appunto, in cui Bulfaro e Roveris annunciano già da ora di voler fare «crollare il duomo di Milano (Milano ictus), affermeremo che il milanese non appartiene a un partito ma al suo popolo (Jannacci, il Tessa e alter duu sciopàa), parleremo di malati terminali e di hospice (Pagina Quaranta), affronteremo la morte, continueremo a divulgare la poetry therapy, affermeremo che i poeti di domani dovranno anche saper cantare e urlare con arte, attingeremo da Montale quanto da Spatola, da Franco Loi quanto da Gianni Rodari, da Demetrio Stratos quanto da Carmelo Bene». Tre mesi di poesia. In carne e ossa, si diceva.
Massimiliano Rossin

c.pederzoli

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