Martedì 23 Aprile 2013

Tribunali di Cantù, Erba e Menaggio
Passa la mozione per salvarli

MILANO Il Ministero riformuli il piano di riorganizzazione degli Uffici giudiziari periferici che se attuato provocherà in Lombardia la soppressione di 3 Tribunali, 18 sezioni distaccate (tra le altre quelle di Cantù, Erba e Menaggio) e 45 uffici dei giudici di Pace.

A chiederlo è il Consiglio regionale che oggi ha approvato con 58 favorevoli, 7 contrari e 10 astenuti con votazione  segreta (richiesta dal “Patto Civico”)  una mozione con la quale “si invita il Presidente della Giunta ad intervenire presso il Ministero della Giustizia, il Consiglio superiore della magistratura e ogni altra sede idonea affinché venga riformulato il provvedimento di revisione della geografia giudiziaria in Lombardia” .



Il documento, presentato dalla Lega Nord (primo firmatario il Vicepresidente del Consiglio regionale Fabrizio Cecchetti), ha suscitato un ampio dibattito, nel corso del quale sono intervenuti tutti i Gruppi. 
Su proposta del Pd, il dispositivo finale è stato modificato, sostituendo la richiesta di sospensione con quella di riformulare il piano. In tutti gli interventi si sono sottolineati i disagi che il provvedimento provocherà per cittadini, operatori e imprese “col rischio di allungare ancora di più i tempi della giustizia”. Nella discussione è intervenuto anche il Vicepresidente della Regione Mario Mantovani che ha evidenziato come il “riordino è necessario ma che tuttavia su questo fronte i tagli in Lombardia sono stati maggiori rispetto a quelli operati in altre regioni”.  Prima della votazione a scrutinio segreto, a favore si sono espressi Lega Nord, PdL, Pd, Lista Maroni Presidente e Fratelli d'Italia, mentre Umberto Ambrosoli del “Patto Civico”  si è detto contrario (“Il documento è ispirato da puro campanilismo e così com'è è inefficace anche perché la riforma è in marcia”), mentre Iolanda Nanni del Movimento 5 Stelle ha annunciato voto di astensione (“Questa riforma porta la firma del governo Berlusconi e la Lega ne faceva parte, c'è una forte contraddizione”).

e.marletta

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