Giovedì 23 Maggio 2013

>ANSA-ANALISI/ LA GIORNATA POLITICA - DI PIERFRANCESCO FRERE'

ROMA, 23 MAG - Enrico Letta ammette di avere davanti a sè un ?compito difficilissimo?. E non sembra pensare solo al clima elettorale delle amministrative che certamente non lo aiuta. Il premier allude anche alla crisi economica che appare senza sbocchi. Come ha denunciato il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, ormai il Nord è sull'orlo del baratro (il Sud vi è già precipitato): senza interventi straordinari, l'Italia rischia di tornare indietro di cinquant'anni, dunque al 1963 quando cominciò il primo boom economico. La mancanza del lavoro, dice il capo degli industriali, è la madre di tutti i mali. All'assemblea di Confindustria, Letta ha ripetuto più o meno ciò che ha già detto nel discorso di insediamento e in Europa: una litania di buone intenzioni che, tuttavia, sono attuabili solo se si troveranno le risorse necessarie. Pensare che tutto dipenda dall'uscita dalla procedura d'infrazione europea per deficit eccessivo è perlomeno ingenuo: non si sa esattamente quanti miliardi ne verrano attivati (potenzialmente pare una decina) ma i veri problemi sono altri. Innanzitutto la caduta del mercato interno e dunque la necessità di mettere nelle tasche dei cittadini un pò di denaro in più, il che si ottiene solo con il calo delle tasse e un clima di maggiore ottimismo (come osserva l'economista Luca Ricolfi criticando le statistiche all'ingrosso che incidono sulla mentalità collettiva). Poi la revisione del patto di stabilità che impedisce persino agli enti virtuosi che hanno i soldi in cassa di spenderli a causa dei rigidi parametri europei (concepiti, si può ben dire, in un'altra era finanziaria). In uno scenario tanto drammatico, non ha torto Romano Prodi quando osserva che ?il governo rischia ogni giorno a causa della formula politica molto difficile?. Finora le scaramucce non hanno messo in discussione la tenuta della coalizione ma si capisce che il discorso potrebbe cambiare quando si affronteranno le salite più impervie. Per esempio quella della giustizia. Le motivazioni della condanna del Cavaliere nel processo Mediaset e quelle della Cassazione che ha respinto lo spostamento del processo da Milano a Brescia sono particolarmente pesanti: secondo i magistrati, Berlusconi voleva solo perdere tempo e ha gestito un'enorme evasione fiscale anche da premier. Accuse surreali e irragionevoli, le definisce il leader del Pdl, che saranno ribaltate in appello. Secondo i suoi tradiscono l'eterno pregiudizio di una parte dei giudici e non adducono una sola prova provata. Eppure è chiaro da tutto il contesto che questa battaglia non potrà restare senza contraccolpi: anche perchè il Pd è costretto a mordere il freno per non surriscaldare l'atmosfera ma prima o poi potrebbe esplodere. Le accuse di collusione che gli muove Beppe Grillo devono bruciare parecchio e bisogna vedere fin quando i democratici le incasseranno, soprattutto in vista della battaglia parlamentare sull'ineleggibilità del Cavaliere che i 5 stelle si apprestano a scatenare in Giunta delle elezioni (non a caso ancora priva di un presidente). Tra l'altro anche la proposta di una commissione d'inchiesta sul Monte dei Paschi, preannunciata da Grillo, serve ad avvelenare i pozzi, essendo con ogni evidenza pensata per creare nuove difficoltà al Pd. Letta non ha dunque molto tempo. Il Pdl gli ha fatto sapere che il patto con Giorgio Napolitano è subordinato alla realizzazione degli impegni assunti in Parlamento (Imu, tasse, Iva, sviluppo). Impegni per i quali invece ci vuole tempo. Forse molto tempo. L'idea del premier di legare tutto al percorso delle riforme, dunque, può essere una soluzione. A condizione che ci sia accordo. Ora, l'intesa sembra possibile sul semipresidenzialismo alla francese ma non sulla ?clausola di salvaguardia? di una legge elettorale modificata: per il Pdl si tratta di fare solo piccole modifiche, proprio a garanzia che il processo costituente sia portato a termine, per il Pd invece ciò non è sufficiente e bisogna tornare al Mattarellum. Dietro questa richiesta, i berlusconiani sospettano che si muova Matteo Renzi e il suo progetto di tornare presto alle urne da candidato premier del centrosinistra. Letta è nella tenaglia e dovrà dare presto una risposta, ben sapendo che - qualunque essa sia - in gioco c'è anche il destino del suo partito.

m.schiani

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