Domenica 15 Marzo 2009

Il diktat del prefetto:
«Basta con la carta, utilizzate le mail»

Tramonta il pianeta delle scartoffie, fatto da montagne di carta, crateri di risme, valli di fascicoli e fiumi, sempre a carattere torrentizio, di documenti, atti, moduli e modelli, con gli idonei allegati. Tutto in fotocopia. Ma è un lento addio, come ogni processo di modernizzazione e per capire come avanza a Como, il prefetto Sante Frantelizzi ha riunito gli uffici periferici dello Stato e ha raccomandato: abolite la carta ed eliminate tutti gli atti che non servono più, non hanno valore né storico, né corrente.
Nessuno è in grado di misurare la consistenza del pianeta cartaceo comasco. Si sa che dilaga ed esonda, anche per un’anomalia della nostra città: l’Archivio di Stato non accetta più documenti, da tempo è ormai saturo e svolge funzioni anche per Lecco, nella sede di via Briantea che non ha più spazi.
Nella riunione «è stata esaminata la questione connessa alla carenza di spazi da destinare ad uso archivistico da parte delle amministrazioni - sottolinea il prefetto - Per fronteggiarla, oltre all’avvio di iniziative per reperire spazi adeguati, è stata  rappresentata l’esigenza di intensificare l’attività di scarto, per contenere i problemi emersi». Non è possibile neppure stabilire i costi locali per la gestione dei documenti cartacei: c’è chi azzarda una cifra di 300.000 euro, in quanto un calcolo nazionale indica in 3,5 miliardi di euro questa voce.  Di più: tutta la pubblica amministrazione a livello nazionale spende 300 milioni di euro l’anno per comprare carta e qui sta il punto che rende difficile il calcolo locale: gli acquisti sono spesso centralizzati. A Como, per dire, arrivano 500 risme di fogli A4 acquistati a Milano o a Roma e poi distribuiti.
Un pregio e magari anche uno svantaggio, come confida un direttore di ente pubblico: «La carta mi arriva dalla Direzione centrale. Anche i computer arrivano dalla direzione centrale. Ma se uno va in tilt, non ho autonomia per chiamare un tecnico». E un altro: «Già due o tre governi hanno imposto il risparmio di carta e anche di stampanti. Utilizzate l’elettronica, hanno detto. Infatti, tra noi dipendenti ci scambiamo circolari, comunicazioni e mail on line. La stessa amministrazione dialoga con noi on line. Ma che succede, dopo? Almeno il 50% dev’essere stampato».
Problemini, rispetto alla rivoluzione in atto. Si chiama informatica nella pubblica amministrazione.
La riunione convocata dal prefetto intendeva, infatti, fare il punto sullo stato della digitalizzazione della pubblica amministrazione, per sostituire la carta con il computer, in parole povere. «Lo stato di informatizzazione risulta abbastanza avanzato», è la conclusione del prefetto che mette in evidenza «un ampio utilizzo della posta elettronica, anche per le comunicazioni istituzionali. Quasi tutti i dipendenti dispongono di casella di posta elettronica, mentre procede l’attivazione della posta elettronica certificata e della firma digitale». È in corso un’iniziativa fra Comune di Como e Camera di Commercio relativa al progetto Posta Elettronica Certificata (Pec) e firma digitale, che prevede la sottoscrizione di un protocollo tra enti della provincia, in base al quale gli aderenti si impegnano a scambiarsi la corrispondenza a mezzo Pec.  Quasi tutti gli uffici dispongono ormai di un sito Internet, dove è possibile reperire informazioni; molti consentono di reperire on line la modulistica per le richieste più frequenti e le comunicazioni urgenti.f

a.cavalcanti

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