Lunedì 16 Marzo 2009

Milano, consulenze d'oro in Comune
Niente archiviazione, Moratti nei guai

Brutta sorpresa per il sindaco di Milano. E l'ombra lunga di un possibile scandalo si allunga sull'amministrazione della capitale economica dell'Italia.
Resta infatti sotto inchiesta il sindaco di Milano Letizia Moratti accusata di abuso in atti d'ufficio a scopo patrimoniale insieme ad altre quattro persone, tra cui Giampiero Borghini, anche lui ex primo cittadino, che rispondono a vario titolo di concussione e truffa ai danni del Comune.

Incarichi d'oro
Il gip Paolo Ielo ha rigettato la richiesta di archiviazione formulata dal pm Alfredo Robledo, ordinando nuove indagini, cioè sentire testi e indagati, acquisire documenti sulle consulenze esterne e le nomine dei dirigenti, i cosiddetti incarichi d'oro, da espletare entro il 30 giugno del 2009. A luglio poi sarà un altro giudice a esaminare il lavoro della procura perchè Ielo tra un mese lascerà il settimo piano del palazzo di giustizia per andare in procura a Roma.
 "Ho deciso una volta per tutte che voglio fare il pm" sono le parole con cui sintetizza la sua scelta. Ed è da ex oltre che futuro pm che evidentemente Ielo ha "censurato" le conclusioni della procura di Milano di cui fece parte ai tempi di Mani pulite.
"Il numero dei dirigenti nominati tra gli esterni non avrebbe potuto superare la decina, a fronte del numero di 51 concretamente nominati" scrive il gip.

La storia
La vicenda riguarda il periodo fra luglio 2006 e febbraio 2007, con incarichi triplicati e stipendi mensili dei neodirigenti da 14 mila euro. Sui criteri di nomina, l'opposizione aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti, e poi in procura. Nel corso dell'inchiesta sono stati ascoltati una serie di testimoni, ex dirigenti comunali a cui erano subentrati i nuovi, che avevano messo a verbale di essere stati convocati dall'amministrazione e invitati ad andare in pensione, con l'obbligo di una risposta nel giro di tre giorni.

"Minacciati per farli andare in pensione"
 
Secondo il gip, la riorganizzazione sarebbe avvenuta "con la prospettazione di modalità umilianti nella prosecuzione del rapporto di lavoro, con minacce nei confronti di decine di funzionari che sarebbero stati indotti ad andare in pensione per lasciare il posto ad altri di nuova nomina". Furono "modalità umilianti" che integrerebbero il delitto di violenza privata e non quello di concussione ipotizzato dal pm.
Inoltre "l'indagine appare non essere sufficientemente approfondita in ordine al livello cui sono state prese le determinazioni per l'ottenimento delle risoluzioni consensuali". E ancora: l'amministrazione comunale milanese non avrebbe dato la pubblicità, prevista dallo statuto municipale, alla possibilità di presentare domande per la selezione di nuovi dirigenti. Sarebbe, questa, "una violazione di legge conclamata". 
Il danno
 Secondo l'esposto alla Corte dei Conti 90 incarichi su 91 furono "illegittimamente attribuiti", i regolamenti riscritti, singolare circostanza, pochi giorni prima del conferimento degli incarichi e contratti stipulati in numero superiore all'ammissibile e con persone prive di titolo, per un danno totale di 11 milioni di euro.
Dal 2006 al 2007 l'amministrazione ha "pressoché raddoppiato il numero delle direzioni centrali, portate da 13 a 23, in spregio alle direttive del governo sul contenimento della spesa e dei costi della burocrazia". Inoltre, il nuovo regolamento del Comune varato dalla Moratti prescinde dalla necessità di laurea per le funzioni dirigenziali. E così, si trovano dirigenti non soltanto non dottori, ma anche in "assoluta insufficienza dei requisiti professionali".
Il direttore generale Pietro Borghini e il capo di gabinetto del sindaco Alberto Bonetti sono anche consiglieri regionali. Secondo la legge, i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, se eletti, devono scegliere uno dei due stipendi. Il doppio stipendio potrebbe costituire danno erariale per 152mila euro per Bonetti e 390mila euro per Borghini.

u.montin

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