«Tolgono denti, non sono medici»
Nei guai uno studio di odontotecnici

In quattro accusati di associazione a delinquere e lesioni gravi. Sigilli allo studio in largo Silo. Rischiano pene pesantissime

COMO - Alla fine della cura la paziente ha lasciato nello studio dentistico ben 17 denti. Estrazioni inevitabili, le aveva spiegato il suo dentista. Peccato che quello vestito con camice bianco - sostiene la procura - non era un dentista. E non aveva alcun titolo per togliere denti a chicchessia. Per la prima volta a Como (e una delle prime in Italia) la magistratura ipotizza il reato di associazione a delinquere e lesioni aggravate - oltre che esercizio abusivo della professione - a carico dello staff di uno studio odontoiatrico materialmente gestito, secondo le ricostruzioni della magistratura, da un odontotecnico. La procura ha messo i sigilli all’ambulatorio Punto Dentale di largo Silo, in zona caserme, e iscritto nel registro degli indagati l’odontotecnico estrattore Luca Piacenti, 38enne comasco con residenza a Lecco, Roberto Tremari, anch’egli 38enne e socio al 50% (assieme a Piacenti) della società titolare dello studio, Paolo Ghionzoli, 53enne medico odontoiatra di Saronno formalmente direttore sanitario in realtà, secondo l’accusa, semplice prestanome, e infine l’assistente alla poltrona Maria Adamo, 41enne di Senna Comasco. I quattro hanno ricevuto, nei giorni scorsi, l’avviso di chiusura indagini firmato dal pubblico ministero Mariano Fadda, lo stesso che nei mesi scorsi ha messo sotto sequestro l’ambulatorio.
Già due anni fa Piacenti, Ghionzoli e Tremari erano finiti sotto la lente della procura, che nel luglio 2007 aveva emesso la richiesta di un decreto penale di condanna a loro carico per esercizio abusivo della professione. Il nuovo fascicolo ipotizza reati ben più gravi, basti dire che la sola accusa di lesioni aggravate (qualora fosse accolta dai giudici) prevede una pena dai tre ai sette anni di reclusione.
In tutto sono una ventina le parti lese individuate dalla magistratura. Pazienti dello studio di largo Silo ai quali Piacenti, sostiene l’accusa, avrebbe effettuato delle estrazioni senza averne l’abilitazione. Ai quattro indagati viene contestato il passaggio del codice in cui si sottolinea che la «lesione è grave se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo».
Punto Dentale, società nata nel 2003 in liquidazione volontaria dal marzo 2007 (da quando cioè la procura si era interessata alle sue attività), aveva un discreto giro di pazienti prima che arrivassero i sigilli della procura a interrompere l’attività. L’ambulatorio era anche convenzionato con il servizio sanitario regionale. A questo punto gli indagati hanno tempo tre settimane per difendersi, prima che la procura decida se chiedere il processo per tutti quanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA