Lunedì 18 Maggio 2009

Sla, Melazzini fuori dal coro:
<Non è il male dei calciatori>

«La sclerosi laterale amiotrofica non è la malattia dei calciatori. In Italia ci sono 4.994 persone affette da Sla che non hanno mai giocato a calcio». Il messaggio arriva proprio una di queste persone: Mario Melazzini, presidente nazionale dell’Aisla. A Como per una serata benefica, Melazzini ha voluto fare chiarezza sui risultati raggiunti finora dal mondo scientifico, che sta cercando di scoprire la causa di questa terribile patologia. Una malattia che colpisce i motoneuroni, rendendo progressivamente impossibile qualsiasi movimento. La Sla, spesso associata al calcio visto che l’incidenza tra gli ex giocatori è molto superiore rispetto alla media della popolazione, ha colpito sei persone che avevano indossato la maglia del Como (tra queste, Stefano Borgonovo e Piergiorgio Corno). Ma secondo Melazzini il fatto che il Como sia la società professionistica con il più alto numero di ex giocatori malati, potrebbe essere solo un caso. Non sono casuali, invece, le indagini sui prodotti utilizzati per trattare l’erba dello stadio Sinigaglia: «Gli erbicidi sono agenti neurotossici - spiega - Se, in un soggetto predisposto, si legano ad altri fattori di rischio come traumi frequenti o utilizzo eccessivo di antinfiammatori, possono scatenare la patologia. La Sla è una malattia multifattoriale, su questo non ci sono dubbi. E le alterazioni genetiche partecipano in modo decisivo, come dimostrano molti studi». Quanto ai legami con il mondo del calcio: «È giusto portare allo scoperto i casi di Sla tra i calciatori, in modo da poter approfondire il corredo genetico di queste persone e scoprire se presenta alterazioni già conosciute - sostiene Melazzini - Dal punto di vista scientifico, l’elevata incidenza tra gli ex calciatori è un fatto interessante, ma la Sla non è la malattia dei calciatori. Non lo è nella maniera più assoluta, in Italia ci sono 4.994 persone che non hanno mai giocato a calcio eppure si sono ammalate». Su questo punto il presidente dell’Aisla è netto: «La Sla è una malattia di tutti, il calcio può essere solo un volano, può aiutare ad accendere i riflettori. In questo senso, mi auguro che si facciano indagini anche sugli ex calciatori di altri Paesi, per ora solo l’Italia si è mossa». Il mondo del pallone, peraltro, non è esente da colpe: «Se vuol dare un aiuto vero, dovrebbe smetterla con l’omertà. I silenzi sono ancora troppi».
Sui sei casi registrati tra gli ex giocatori del Como, Melazzini commenta: «Non bisogna sottovalutare nulla, tuttavia potrebbe essere semplicemente un caso. Erbicidi e fertilizzanti non vengono usati solo sul terreno dello stadio comasco. E poi per avere un ruolo queste sostanze devono essere presenti in concentrazioni molto alte, oppure l’esposizione dev’essere ripetuta nel tempo, mentre alcuni ex del Como che si sono ammalati hanno giocato pochissime partite sul Lario». Intanto, gli studi proseguono: «Il filone di diserbanti e affini è molto importante, sono alcune delle sostanze che potrebbero accentuare l’insorgere della malattia». E i passi avanti sul fronte della ricerca non mancano, anche se il traguardo resta lontano: «Mappando il genoma di molte persone, si è scoperto che in una percentuale statisticamente significativa i malati di Sla presentano un’alterazione del gene chiamato “Sunc 1” - ricorda Melazzini - Ora bisogna scoprire se davvero è un fattore scatenante. In caso di risposta affermativa, si aprirebbero due strade: una terapia genica, oppure il silenziamento del gene».

a.cavalcanti

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