Lunedì 18 Maggio 2009

A soli 17 anni sfiora la morte
per partorire il secondo figlio

Notte d’emergenza all’ospedale Sant’Anna: una diciassettenne marocchina, residente a Como, ha dato alla luce il suo secondogenito, un maschietto vispo e sano, ma è stata colta da una forte emorraggia, sottoposta a intervento chirurgico e poi a trasfusione di sangue. Trasferita in rianimazione, in poche ore s’è rimessa, con la terapia intensiva che le è stata praticata e con la giovane fibra. Medici, ostetriche, infermiere del reparto maternità e di altre specialità si sono avvicendati, ognuno per le proprie competenze, per la ragazza che è incorsa in un grave rischio di vita per dare la vita al figlio, ma l’emergenza non è solo di tipo sanitario. Bensì sociale, come è stato ipotizzato, passate le lunghe ore d’impegno per vincere una sfida clinica e non c’era tempo per pensare a nient’altro.
È evidente che un fisico così acerbo ha subito uno stress: probabilmente, la prima gravidanza risale a quando la ragazza era ancora adolescente e la seconda si è verificata a distanza ravvicinata. Inevitabile il trauma fisico. Ma ieri mattina, quando la baby mamma si è risvegliata nel lettino di rianimazione, sfinita eppure reattiva, è emerso l’aspetto sociale: due figli, un neonato e l’altro piccolo a 17 anni e la madre non pronuncia parola, in nessuna delle lingue conosciute.
Il padre, in apparenza poco più che ventenne, nella notte ha assistito sgomento, silenzioso e da ieri mattina sono affiorate tante domande sul contesto dal quale proviene la famigliola.
Per lei, la giovane madre chiusa nella propria ritrosia, nel proprio silenzio che forse è paura, forse è cultura di vita, è costume atavico, parlano le mani. Sono quelle di una donna che ha lavorato tanto, che ha lavato milioni di panni, rosse, raggrinzite. Parlano gli occhi, che raccontano di giorni nascosti, di palpebre basse, di solitudine in un cerchio chiuso. Forse non mancano piccoli mezzi materiali, il padre era vestito modestamente, ma con dignità. Però, l’impressione è che ragazze, donne venute da lontano, chissà quando, chissà come, siano ancora “persone a dimensione zero” ed è il dubbio che ha sfiorato i sanitari. Donne senza difese.
Solo oggi potranno essere effettuate verifiche sulla posizione giuridica nel nostro Paese e sull’eventuale fabbisogno di assistenza sociale che la ragazza e la sua famiglia potrebbero esprimere. Una gravidanza in età precoce è un fatto raro, ma è capitato anche per ragazze comasche che l’hanno portata a termine, crescono il proprio figlio, vanno a scuola. Ma il dubbio è che la madre bambina extracomunitaria torni a casa per rimanere da sola. È nata nel 1992 in una zona interna del Marocco, secondo quanto s’è appreso, forse è stata promessa sposa fin dalla più tenera età, forse non ha mai giocato, forse ha voglia di vivere come tutte le ragazze della sua età o forse non sa neppure come vivono le 17enni nel mondo occidentale. L’hanno vista con gli occhi sbarrati e poi mentre dormiva. Sembrava appartenere ad un altro mondo. Impenetrabile. Impensabile. Una madre di due figli che forse non è stata neppure figlia.

a.cavalcanti

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