Giovedì 21 Maggio 2009

Via Zezio, spuntano i reperti:
stop al parcheggio interrato a due piani

«Due anonimi ecologisti non si danno pace, da quando è stata demolita la villa Terragni all’incrocio tra via Grossi e via Zezio per costruire un palazzo. Secondo gli studiosi di Milano, è un rischio archeologico: sotto le fondamenta, ci sono resti antichi della Como pre-romana, appartenenti alla villa romana dietro il cantiere»: è la segnalazione, senza firma, pervenuta in questi giorni, con l’anticipazione di prossimo evento: «I due ecologisti raccoglieranno le firme al Tempio Voltiano il 30 maggio con l’aiuto degli artisti di strada per demolire il palazzo in costruzione e trasformare l’area in un parco giochi per bambini». Forse sarà l’occasione per attribuire un nome e una faccia a chi si trincera dietro l’anonimato e ad un volantino scritto in stampatello maiuscolo che adombra abusi. La storia di Como e della sua civiltà sopraffatta dal cemento armato?
«E’ tutto sotto controllo della Soprintendenza ai Beni archeologici della Regione Lombardia – premette il progettista del condominio, l’architetto Dario Valli -  l’intervento non tocca reperti archeologici. Tant’è che il progetto è stato stralciato: prevedeva un parcheggio a due piani interrati in una zona in cui è alto il fabbisogno di sosta. Avrebbe interessato i reperti e quest’opera non verrà eseguita. I parcheggi saranno a raso». Ma che cosa c’è, nel sottosuolo? «La Soprintendenza ha individuato un tratto di muro di circa 2 metri, non ancora datato. Non è stato toccato, è ancora sepolto – prosegue l’architetto – in sostanza, la nuova costruzione occupa l’area dove sorgeva Villa Terragni, non interferisce con l’area dove si trovano i reperti. Tra l’altro, un esperto della Soprintendenza abita a pochi passi dal cantiere e sta seguendo i lavori».
Il progettista fa presente che sono state rispettate tutte le procedure, a cominciare dalle indagini con il georadar e sono state ottenute regolari licenze per abbattere la villa e ricostruire un condominio di quattro piani, sette appartamenti, grandi balconi, una volumetria complessiva di 3.000 metri cubi per 1.200 metri quadrati circa. «Abbatterlo? Non ci sono i presupposti per un abbattimento forzoso», osserva. I lavori procedono: sono iniziati nel mese di febbraio, in capo all’impresa Com.er di Sondrio ed è verosimile che il rischio archeologico sia stato calcolato. Il cantiere è infatti al confine con il portico della villa romana risalente al periodo tra il primo e il terzo secolo dopo Cristo che venne alla luce nel corso degli scavi per la costruzione dell’asilo di via Zezio. Esattamente, si tratta della base del portico, ora protetto da apposita tettoia pare in plexigas e lascia intendere una villa importante, ricca, dominante in quella che doveva essere già la zona residenziale nobile della città, verso le colline. Non è dunque difficile supporre che altri resti giacciano nei pressi, locali, pareti, muri di contenimento del terreno e del resto, gran parte di Como è un giacimento stratificato nei secoli, in centro, semicentro e periferia.

a.cavalcanti

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