Martedì 09 Giugno 2009

Morandini: «Folle aprire 2 multisale
Bene fare un festival, ma uno solo»

«Ogni tanto mi danno del comasco, ma io sono un milanese che ha vissuto a Como gli anni della formazione, dai 5 ai 25, poi è tornato a Milano». Morando Morandini, decano dei critici cinematografici con i suoi 85 anni nonché autore del più famoso dizionario dei film, è appena sceso dal treno a Como lago e il panorama suscita ricordi. «Finita la guerra, avevo cominciato giovanissimo a fare il giornalista all’"Ordine". Ma poco dopo aver fondato il Circolo del cinema fui licenziato, rimasi un altro anno collaborando con "La Provincia" e poi, nel ’50, trovai un posto a Milano, all’"Italia", oggi "Avvenire". Il circolo passò in mano a Giampiero Dell’Acqua e io venivo ogni tanto alle proiezioni». Anche ieri Morandini è tornato a Como per presentare una rassegna, «Diritto e cinema», organizzata in biblioteca dal Negozio giuridico e dall’associazione Iura Hominis. Rimane male quando scopre che il 30 giugno in città chiuderà anche l’Astoria. «Poi voi dove andrete?», ha chiesto ad alcuni studenti del "suo" liceo, il Volta, primo in Italia ad avere ammesso, solo da pochi anni, il cinema tra le materie di studio. E loro: «A Montano Lucino», compatibilmente con gli orari dei bus e con quelli degli spettacoli.
- Quali sale frequentava da ragazzo?
<Il nostro circolo si ritrovava all’Araldo. Ma mi ricordo che già alle elementari, che ho fatto a Monte Olimpino, andavo al cinema a Ponte Chiasso in bicicletta. Era facile andarci, un po’ dura tornare in salita>. - L’Araldo poi è passato al porno, quindi ha chiuso, come il Volta, il Plinio, il Centrale e il Politeama. L’Italia di Ponte Chiasso resiste, ma sempre a luci rosse. Tra poco chiude l’Astoria. Scenario da «Ultimo spettacolo», non trova?>
<Da una parte non mi meraviglia, perché rientra in un fenomeno generale: anche a Milano si stanno chiudendo ad una ad una le monosale. Dall’altra parte, però, mi meraviglia un po’, perché l’Astoria si era trasformata in multisala: è mai possibile che con 4 sale non riescano a sopravvivere?>
- Forse ha pesato la guerra tra l’Europlex di Camerlata e il Cinestar di Montano Lucino, il primo dei quali ha chiuso dopo neanche due anni?
<Questa situazione mi conferma l’idea di ignoranza e scarsa conoscenza di una generazione di manager che ha in mente soltanto il profitto. Costruire due multisale a così poca distanza è una bischerata>.
- Intanto sul Lario è nato un festival del cinema italiano e se ne stanno progettando altri 2.
<Sulla carta fare un festival a Como è una buona idea: con la diminuzione delle sale, si sta creando una specie di circuito di festival che dà spazio a molti film italiani rimasti fuori dal giro ufficiale. Che si pensi a 3 festival mi sembra, però, un’esagerazione. È come la sinistra, che si è divisa sprecando risorse ed energie. Se partiranno in tre, finirà presto e tardi per sopravvivere uno solo. Dipenderà dalla competenza e dall’esperienza di chi lo gestirà, dai contatti che saprà stabilire con la cineteca nazionale di Milano o con quella di Bologna>.
- Si parla anche di una film commission per portare set sul Lario...
<Con la decadenza delle industrie, stiamo scoprendo il turismo. Da sempre il lago di Como è un set favoloso per il cinema, perché ha una sua conformazione caratteristica. Ma bisogna stare attenti: quanti film posso essere ambientati in toto o in parte sul Lario?

a.cavalcanti

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