Venerdì 10 Luglio 2009

"Mio padre ridotto sul lastrico
dopo il divorzio da mamma"

«Mio padre è sul lastrico: il tribunale di Como gli ha ordinato di pagare d’ora in avanti a mia madre, dalla quale è divorziato dal 2001, un assegno da 500 euro al mese, più 18.000 euro di arretrati. Secondo i giudici, mio padre è obbligato a mantenere il tenore di vita di mia madre che se n’è andata. Lavorava, la ditta dalla quale dipendeva l’ha messa in mobilità, ma riceve un salario uguale, per integrazione del datore di lavoro, ha incassato  Tfr e buona uscita. E lui non ha più niente». È una bella ragazza trentenne a prendere le difese del genitore. Definisce «ingiusta e paradossale» la decisione del tribunale e trova «umiliante non poter parlare con i giudici che hanno preso questa decisione. Ci hanno detto di fare ricorso. Ma l’Appello ci costerà ancora migliaia di euro e - prosegue - io non posso  aiutare il papà. Sto per sposarmi, percepisco 1.200 euro al mese. Eppure, per i giudici, io condivido le spese di casa. Non è vero. Già sono stati presi abbagli, in una vicenda di per sè dolorosa dal punto di vista affettivo ed umano».
Ogni anno, il Tribunale di Como pronuncia almeno 1.500 provvedimenti di separazione e divorzio: ognuna porta con sé un carico di conflittualità diverso, ma «cattiverie, colpi bassi e vendette» sono un denominatore comune, secondo quanto affermano alcuni avvocati

p.berra

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