Martedì 01 Settembre 2009

Guin dipinge il Lario di giallo
e Fofi narra il grande cinema

COMO L’agosto di Parolario si è concluso nel segno della narrativa. Appuntamenti clou nel pomeriggio con Nicolai Lilin e la sua «Educazione siberiana» e, in serata, con Salvatore Niffoi e «Il pane di Abele», due romanzi che sono piaciuti alla critica e che hanno richiamato un pubblico che si è appassionato anche al romanzo «La signora in nero. Albert Rausch, il Lambro e la ricerca del Graal» del nostro Giovanni Galli, un intreccio tra fantapolitica, esoterismo, paesaggio altolariano e architettura.
A proposito di narrativa locale, ovvero riferita a un piccolo luogo come è quella Luino più “della mente” che reale dove sono ambientate le pagine più celebri di Piero Chiara, c’è stato spazio anche per raccontare i rapporti del grande scrittore con il mondo del cinema tra piccoli capolavori («Venga a prendere il caffè da noi...», «Il cappotto di Astrakan»), occasioni mancate («La stanza del vescovo») e estasi del pecoreccio («Homo eroticus») con Mauro Gervasini, che ha curato assieme a Federico Roncoroni il volume «Come il maiale». Lilin, classe 1980, racconta la Transnistria, regione per noi misteriosa, autoproclamatasi indipendente dall’Urss già nel 1990 anche se questa autonomia non venne riconosciuta da nessun altro Paese. Un esordio autobiografico per un uomo che, da qualche anno, vive in Italia, in provincia di Cuneo, e si occupa di tatuaggi, non esattamente l’arte che i più avvicinerebbero alla scrittura. L’incontro con Niffoi, un grande amico di Parolario, manifestazione che, in un certo senso, gli ha portato fortuna (seppe di avere vinto il Campiello per «La vedova scalza» poche ore prima di raggiungere il palco di piazza Cavour), è stato organizzato con la collaborazione dell’associazione culturale Sardegna e non a caso. Anche «Il pane di Abele», come «Il postino di Piracherfa», come «La leggenda di Redenta Tiria», è un racconto dell’isola e, come il titolo può suggerire, coinvolge due ragazzi cosi amici da potersi definire «Vrades pro sempere», "fratelli per sempre" anche se la sorte, che come sappiamo è femmina, a un certo punto ci mette lo zampino.
E in una giornata così incentrata sul racconto è stata più che appropriato concludere con un classico del cinema americano, quel «Furore» che John Ford trasse dal libro di Steinbeck quando era ancora fresco di stampa, come ha ricordato Alberto Longatti introducendo questo capolavoro. I romanzi fanno la parte del leone anche alla Fiera del libro: il primo weekend della cinquantasettesima edizione di questa gloriosa manifestazione comasca ha visto un foltissimo afflusso di pubblico, interessato sia alle ultime novità editoriali che ad approfittare delle offerte che ogni banco ha previsto per l’occasione. Rarità, tascabili fuori catalogo, libri illustrati, volumi per ragazzi, pochi, quest’anno, i fumetti per l’assenza di Graffiti per la prima volta da tanti anni (con l’augurio che sia solo un “arrivederci”). Oggi si parte, ancora, dalla narrativa con il caso letterario de«L’amore imperdonabile» del giornalista e scrittore comasco Giuseppe Guin, firma de «La Provincia» e di «Mag», e si approda al grande cinema italiano, una storia raccontata da Goffredo Fofi prima di un documentario dedicato a una grande attrice legata a doppio filo a Como, Alida Valli.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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